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Intervista a Neri Marcorè

di Arnaldo Casali

Piero Fassino e Alberto Angela, Gasparri e Zapatero, Ligabue e papa Giovanni Paolo I. Sono solo alcuni dei personaggi a cui ha prestato volto, voce e bravura Neri Marcoré: attore drammatico e imitatore irresistibile, ma anche impeccabile conduttore del quiz letterario “Per un pugno di libri” e mattatore del teatro canzone sulle orme di Giorgio Gaber.
Dopo aver girato negli studios di Papigno la fiction su papa Luciani, Neri è tornato a Terni per “Lezioni di cioccolato”, il film-celebrazione della Perugina interamente girato nella nostra regione.
“Quello a Terni è stato un gradito ritorno perché è una città che non conoscevo e che ho scoperto con piacere quando ho girato la fiction su Giovanni Paolo I. Ormai ho anche molti amici, e quindi mi auguro di poter tornare a lavorare in queste zone più spesso”.
 
In “Lezioni di cioccolato” interpreta un mastro cioccolatiere che esibisce una criniera da fare invidia a Johnny Depp.
 
“Il mio personaggio ha il compito di essere maestro di cioccolato, ma anche un po’ maestro di vita, perché interviene – in virtù di una maturità conseguita con la sua vita – nelle dinamiche dei vari personaggi”.
 
Cosa le è piaciuto di questo personaggio?
 
“E’ un carattere che ci si poteva divertire a costruire, circondandolo quasi di un’aura zen; era divertente e curioso che gli allievi della scuola di cioccolato si trovino davanti ad una figura carismatica che gli impone anche di avere un giusto rispetto per questo elemento-alimento che è il cioccolato”.
 
Che cosa le ha lasciato, invece, il personaggio di papa Giovanni Paolo I?
 
“E’ stata una delle cose più importanti che ho fatto e il successo che la fiction ha avuto credo si debba soprattutto a papa Lucani, che pure in soli 33 giorni di pontificato è riuscito a lasciare un ricordo fortissimo nelle persone. Interpretare quel ruolo è stata davvero una bella soddisfazione”.
 
In quel film ha recitato con una straordinaria naturalezza, che certo non ci si aspetta da un imitatore.
 
“La naturalezza dovrebbe essere fondamentale in un attore, se non riesci ad averla dovresti cambiare mestiere. Poi ci sono ruoli per cui si è più tagliati e altri meno, e la responsabilità è anche del regista: mi viene in mente Mickey Rourke che faceva san Francesco: poteva impegnarsi quanto voleva, ma non aveva proprio il fisico del ruolo”.
 
Che ricordo aveva di papa Luciani?
 
“Me lo ricordavo bene, avevo dodici anni quando è stato eletto papa e pur non essendo un appassionato di Chiesa mi piaceva molto. Lo ricordo per questa sua personalità semplice, questa provenienza contadina che lo rendeva un uomo come tutti, pure in quel ruolo così importante”.
 
Quale è il suo personale rapporto con il divino?
 
“Il rapporto con la spiritualità è importante per tutti, al di là che si sia praticanti o meno. Ci sono domande che ti poni comunque. Poi il razionalismo spinto ti porta a rifiutare determinati dogmi imposti, ma non esclude l’esistenza di qualcosa che non si riesce a capire. C’è una parte di mistero che puoi chiamarla Dio o in altri modi”.
 
E lei come la chiama?
 
“Non lo so, ma so che qualcosa c’è. I nomi non sono fondamentali”.
 
Che differenza c’è imitare un personaggio e interpretarlo?
 
“E’ la differenza che c’è tra la caricatura e il ritratto. In una caricatura è bene accentuare determinate caratteristiche, mentre nel ritratto devi mantenere una misura giusta. Se per esempio avessi cercato di imitare la voce di Papa Luciani avrei sbagliato completamente l’approccio con il personaggio”.
 
In effetti lei è tanto trasformista come comico quanto naturale come attore.
 
“Mi piace distinguere le diverse situazioni. La misura che devi usare nei ruoli seri è completamente diversa”.
 
Ma all’origine della sua vocazione c’è la voglia di recitare o quella di far ridere?
 
“Io ho iniziato per caso, quindi non c’era nessuna vocazione. Stavo facendo l’università – scuola interpreti – quando mi sono ritrovato a fare questo lavoro. La partenza di tutto comunque è l’ironia, perché è quello strumento che ti permette di essere critico, innanzitutto nei confronti di te stesso e poi anche degli altri. È un occhio smaliziato che ti permette di prenderti gioco di chi si prende troppo sul serio”.

Come ha iniziato?
 
“Ho partecipato ad un programma che si chiamava “Stasera mi butto”. Poi, mentre facevo televisione, ho frequentato un corso di doppiaggio e ad un certo punto ho smesso per un po’ proprio per dedicarmi a cinema e teatro, prima di tornare in tv con delle fondamenta più solide”.
 
Quali sono i personaggi a cui è più affezionato?
 
“I più riusciti sono stati senza dubbio Alberto Angela, Piccinini, Zoff, ma i personaggi sono tutti come dei figli: anche quelli che hanno visto e apprezzato in pochi per me sono importanti”.
 
Gasparri ha apprezzato molto la sua imitazione.
 
“Sì, non me lo aspettavo. L’ho incontrato per la prima volta qualche mese fa e mi ha fatto i complimenti, a testimonianza che almeno l’ironia, in certe persone, non manca”.

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