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Due film su Bernardo Provenzano

La fiction Rai si chiude nel carcere di Terni

Si concluderà con l’incontro  nel carcere di Terni  tra  Bernardo Provenzano e il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso (interpretato da Franco Castellano) L’ultimo dei Corleonesi, la fiction prodotta dalla Rai e diretta da Alberto Negrin, che racconta l’ascesa e la caduta di  Luciano Liggio, Totò Riina e Bernardo Provenzano, i tre boss di Corleone che all’inizio degli anni ‘80, dopo la cosiddetta “seconda guerra di mafia”,  sconfissero - con una  serie di feroci omicidi - il vecchio clan  composto dalle famiglie Bontate, Badalamenti e Buscetta che aveva governato la Sicilia arcaica e contadina a partire dagli anni ‘50, assumendo il controllo su tutta l’isola.

Girato in Sicilia e prodotto dalla Palomar di Carlo Degli Esposti, il film vede impegnati Stefano Dionisi nel ruolo di Luciano Liggio (la “Primula Rossa”  che nel 1971 uccise il procuratore Pietro Scaglione e fu arrestato nel 1974 per poi morire in carcere nel ‘93) ed Emilio Bonucci in quelli di Michele Navarra (boss dei corleonesi, ucciso e sostituito da Liggio nel 1958). Toto Riina, prima stretto collaboratore di Liggio, poi capo di tutta la mafia siciliana e mandante dell’omicidio di Giovanni Falcone, è interpretato invece da Marcello Mazzarella, mentre nel ruolo di Bernardo Provenzano c’è Davide Coco, già Gaspare Pisciotta (luogotenente e assassino di Salvatore Giuliano) nel film Segreti di Stato.

Tra i più sanguinari killer al soldo di Liggio, Provenzano è stato latitante dal 18 settembre 1963 (dopo una condanna per strage) fino all’11 aprile del 2006, quando fu arrestato a pochi chilometri da Corleone, per essere subito dopo trasferito nel carcere di Sabbione a Terni, dove è tutt’ora detenuto. Contrario alla linea dello scontro frontale con lo stato perseguita da Riina, dopo l’arresto di quest’ultimo ne ha preso il posto, seguendo una  linea di infiltrazione e “coesistenza pacifica” con le istituzioni.

Il film, che andrà in onda su Raiuno in due puntate, si avvale di ben due premi Oscar: il truccatore Manlio Rocchetti ed Ennio Morricone, che a febbraio riceverà il prestigioso premio alla carriera. “E’ una storia di potere e tradimenti, di conquista del potere e della paura di perderlo” spiega il regista. La sceneggiatura, scritta da Laura Toscano e Franco Marotta, è concentrata sulle complesse relazioni che governano il mondo della mafia e prende le mosse dall’omicidio di Placido Rizzotto (eseguito da Liggio nel 1948 e raccontato al cinema da Pasquale Scimeca) e continua  con la guerra tra le cosche, l’assassinio del generale Dalla Chiesa (Rodolfo Corsato), il maxiprocesso, l’arresto di Riina e gli ultimi  anni da padrino di Provenzano.
Intanto un’altra miniserie, incentrata tutta su Provenzano, la sta ultimando Mediaset: Prodotta dalla Taodue dei Valsecchi (quella di Ultimo, Karol e Distretto di Polizia) sarà diretta da Marco Risi (Mery per sempre) e interpretata da Nino Frassica nel ruolo di un pentito. A vestire i panni di Provenzano è invece Michele Placido, che torna così ad occuparsi di mafia dopo aver interpretato il commissario Cattani nella Piovra e Giovanni Falcone nel film di Ferrara e diretto Un eroe borghese sul delitto Ambrosoli.

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