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L'ULTIMA DIVA

Intervista a Silvana Pampanini

 
di Arnaldo Casali

“Come ho cominciato a fare cinema? Semplice; tutti i produttori mi stavano dietro, a cominciare dalla 20 Century Fox”.
 
E’ la prima e ultima grande diva, Silvana Pampanini. Diplomata in canto e pianoforte al Conservatorio di Santa Cecilia, seconda al concorso di Miss Italia nel 1946, Grande ufficiale dell’ordine al merito della Repubblica Italiana, ha fatto perdere la testa a Totò e Alberto Sordi e si è potuta permettere di rifiutare le allettanti offerte di Hollywood.
 
Autentico fenomeno di costume negli anni ’50, celebre in tutto il mondo, prima di Gina Lollobrigida e Sofia Loren ha impostato il modello della “maggiorata” fatale e divertente, “scandalosamente per bene” (come recita il titolo della sua autobiografia), la cui straordinaria bellezza non le ha impedito di affermare un’altra, altrettanto straordinaria, personalità e una pungente ironia.
 
Come nelle migliori tradizioni non si è mai sposata e si è ritirata dalle scene ancora giovane, negli anni ’70, senza disdegnare apparizioni televisive che continuano a dimostrarne l’intatto talento. La città di Narni le ha reso omaggio in occasione della proiezione della versione restaurata di “Un giorno in pretura” all’ultima edizione del festival “Le vie del cinema”, che l’ha vista ospite.
 
Cosa ricorda dei suoi esordi nel cinema?
 
“Ricordo che non sapevo baciare. E ho dovuto studiare, sa? Anche se  poi sono diventata una maestra delle scene romantiche. Ma quando ho cominciato a recitare non ero capace di baciare, e questo perché non ho mai avuto, nella mia giovinezza, quella parentesi della ragazzetta che non fa niente e si può permettere il flirtarello. Io ho sempre studiato: mi sono diplomata alle magistrali e poi ho fatto danza, pianoforte, canto. Mi esibivo sin da quando ero in collegio dalle suore. E così mi ritrovai a fare la prima scena da protagonista assoluta con la Fox Italia: era una scena molto importante, in cui ero affiancata dal più grande baritono di quel tempo, che era Gino Becchi. Ricordo che c’era il teatro di posa pieno per vedere come se la sarebbe cavata questa ragazzina che alle prime armi era già una diva. Ad un certo punto c’è la scena del bacio, e io ci vado con la bocca chiusa. Allora Mastrocinque, che era il regista, dà stop. Io mi sentivo morire. Mi sono detta: “che avrò sbagliato?”. Mi ricorderò sempre quel momento: in questo salone pieno di scenografie di compensato, mi porta dietro un paravento e mi fa: “Silvanì, tu non hai mai baciato, vero?” e io: “Mastro, no”. Così mi ha spiegato: “Vai con le mani frementi, la bocca semiaperta, l’occhio languido. E se poi qualcuno ci marcia, stringi i denti!”. E così ho sempre fatto, e gli attori che ci provavano rimanevano sempre fregati!”.
 
Hai fatto anche teatro?
 
“Il teatro l’ho fatto al cinema e in televisione, ma non sono mai stata un attrice di prosa, perché il teatro è molto faticoso. Mio padre mi disse: “Non ti far fregare. Il teatro è bellissimo, ma tutte le sere devi andare a letto alle tre”. E infatti oggi certe attrici teatrali più giovani di me sembrano mie nonne. Io sono come i bambini: devo dormire. Quando mi sveglio ho una grande carica, ma le mie otto ore me le devo fare tutte”.
 
Con Totò ha girato tre film. Come era il vostro rapporto?
 
“Totò era un gran signore e un grande attore. Ma era più grande di mio papà, ma che facevo? E poi io per stare con una persona la devo amare, non posso farlo né per soldi né per il successo. Comunque lavorarci insieme era straordinario, solo che bisognava stare attenti perché a volte cambiava improvvisamente la sceneggiatura. A me non faceva né caldo né freddo perché cambiavo anche io!”
 
Cosa provò quando ascoltò per la prima volta “Malafemmina”?
 
“Io non zo per chi l’ha scritta quella canzone. E, sottolineo che non dico ‘non lo so’, dico ‘non zo’, che significa che non rispondo”.
 
Perché?
 
“Quando io ho conosciuto Totò mi ha detto che da anni era diviso dalla moglie e che lei era già sposata con un ingegnere. Adesso la figlia dice che sulla carta depositata alla Siae c’è scritto che la canzone era dedicata a lei; per me va bene, io ho tante di poesie che Totò ha scritto per me, anche più belle di quella. E poi me ne hanno scritte cinque di canzoni, che mi interessa? Se la tenessero”.
 
Lei è protagonista di una scena  divertentissima nel “Tassinaro” di Alberto Sordi.
 
“Non mi presentò nessun copione: “io con te vado a ruota libera” mi disse. E aggiunse: “Ti voglio bellissima e ingioiellatissima”. Nella scena io salgo sul suo taxi e lui ripete in continuazione che ha visto tutto i miei film”.
 
Poi c’è un finale a sorpresa…
 
“Alberto mi aveva detto: ‘Guarda, Silvà, io ti faccio uno scherzo e tu mi devi mandare a quel paese”. E io: “Dipende da che scherzo mi fai”. E lui: “vedrai, non si perde l’applauso”. E aveva ragione: tutti i presenti alla fine della scena applaudirono. Insomma il tassista prima mi dice che non vuole i soldi, poi me li fa autografare e dice: “Io con questi soldi ci faccio un quadro”. Poi mi saluta, fa un inchino, io salgo i gradini di Palazzo Farnese e lui: “Spero di rivederla presto signorina Silva Koscina sul mio taxi Zara 87”.
 
Lei non era a conoscenza di questo finale. Cosa fece?
 
“Ho pensato ad Anna Magnani: mi giro, cambio tono di voce e dico: “Non ho mica capito bene”. Lui ripete e allora io lo mando a quel paese, poi aggiungo: “Au revoir stronz”. Non so come mi è venuta questa frase, ma abbiamo perso un pomeriggio per doppiare quella scena, perché non riuscivamo a smettere di ridere”.
 
Ma le mai successo di essere scambiata davvero per un’altra attrice?
 
“No, mai. Ma Alberto aveva fatto quello scherzo perché sapeva che se mi capitasse, mi arrabbierei davvero”.
 
E che le donne dei suoi colleghi fossero gelose?
 
“Certamente. La compagna di Antonio Cifariello quando avevamo le scene d’amore si nascondeva dietro gli alberi e poi lo picchiava. E io: “Signò, a me piace lavorare con suo marito, ma non ne sono innamorata!”.
 
Prima ha detto di aver preso ispirazione da Anna Magnani. L’ha conosciuta?
 
“Sì, l’ho incontrata tante volte. Ricordo una sera all’Hotel Excelsior, in cui tutte e due dovevamo ritirare un premio. Lei si avvicinò, mi fece i complimenti e poi mi disse: “Tu con quegli occhi vai lontana. E poi sei brava”.
 
La cosa di cui va più fiera?
 
“Ho fatto la commedia, il drammatico, il western, il musical. Di ogni genere ho fatto le cose migliori. Certo, indimenticabile resta “La presidentessa” di Germi: l’abbiamo girato tutto il presa diretta. Mi ricordo che Aroldo Tieri mi diceva: “Adesso ti sbagli” e invece niente, non ho sbagliato una battuta! Abbiamo finito il film in 29 giorni, con soli tre anelli di doppiaggio, ovvero poche frasi. E consideri che a quei tempi quasi nessuno girava in presa diretta. Adesso ogni tanto ci riprovano, a fare “La presidentessa”, e tutti, puntualmente, ci sbattono il grugno”.
 
Insomma anche senza fare teatro, non ha mai avuto problemi a ricordare le battute.
 
“Mai, io imparavo tutto. Ma non eravamo in molti: ricordo che un grosso nome del cinema italiano, una volta durante una scena mi fa: puoi metterti di profilo, che io non sono inquadrato bene? Poi mi ha attaccato sulla guancia un foglio con le frasi del copione!”.
 
Che rapporto aveva con Alberto Sordi?
 
“Bellissimo, abbiamo fatto tanti film insieme. Alberto mi ha fatto anche la corte e la dichiarazione d’amore. Una volta gli hanno chiesto: perché non si è mai sposato? E lui: “Andatelo a chiedere a quella ragazzaccia di Silvana che mi ha detto di no”. Ma la verità è che non credo proprio che Alberto si sarebbe mai sposato. Non era proprio il tipo”.

(da Il Giornale dell'Umbria)

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