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NANNI MORETTI

di Arnaldo Casali



E’ già una conferenza stampa entrata già nella storia, quella tenuta da Nanni Moretti a Narni scalo in occasione della proiezione di “Ecce Bombo” al festival “Le vie del cinema”; quasi un duello tra le domande “pettegole” dei cronisti nazionali e le risposte sarcastiche di Nanni: dalle curiosità sulle scene erotiche con Isabella Ferrari in Caos Calmo (“Di scene forti ne ho già interpretate altre come attore”) all’immancabile domanda sulle dichiarazioni di Tarantino. “Ma voi pensate che noi lettori compriamo i giornali sono per leggere le polemiche e le risposte alle polemiche? Ditelo ai vostri caporedattori, che non è così”.
 
“Mi sono trovato molto bene con Antonello Grimaldi – dice poi, parlando del film - abbiamo finito le riprese martedì scorso, abbiamo fatto 8 settimane ma è prevista anche una settimana che gireremo in inverno. Nel frattempo Grimaldi inizierà il montaggio e il film uscirà tra febbraio e marzo”.
 
Che idea ti eri fatto del libro?
 
“Mi era piaciuto molto. C’era dentro un sentimento che mi piaceva raccontare nel film, il protagonista – Pietro Paladini – è molto diverso dai miei personaggi abituali. E poi a volte è piacevole fare solo l’attore. L’ultima volta l’ho fatto dodici anni fa con La seconda volta, però allora era una situazione più “protetta” perché ero anche produttore, così come per Il portaborse. E’ una pacchia fare solo l’attore. Si vive con la stessa energia ed entusiasmo il film, senza l’angoscia di fare anche il regista. Abbiamo tenuto molto del libro, anche se abbiamo cercato di semplificare un po’: alcuni passaggi erano ottima letteratura, ma poco cinematografici. E poi dopo pochi minuti in cui abbiamo cominciato a parlare del film per la prima volta, con il produttore Procacci e Grimaldi, abbiamo subito spostato la storia da Milano a Roma; per motivi diversi nessuno di noi aveva voglia di girare a Milano”.
 
Grimaldi, insieme a De Maria è uno dei due registi di “Distretto di polizia” che hanno interpretato come attori “Il Caimano”. Quale è il tuo rapporto con la televisione?
 
“Io non so di quante ore è fatta la giornata delle persone, perché io ci sono registi e sceneggiatori che mi parlano di Csi, Lost, Nip & Tuck, Casalinghe disperate. Io guardo la televisione, però ho una giornata di 24 ore; forse un giorno andrò in un negozio e mi comprerò degli scatoloni, ma non ho il tempo per vedere tutto”.
 
Ma c’è qualcosa che potrebbe convincerti a farla?
 
“Non l’ho mai escluso per principio. Assolutamente. Tra l’altro hai citato De Maria e Grimaldi: ecco, quest’anno mi sono concertato sulle loro due serie: Medicina generale e Distretto di polizia, altre serie non ne ho viste. Distretto di polizia, poi,  è tanti anni che la vedo”.
 
Sta per uscire in dvd la tua opera omnia.
 
“Dopo l’estate saranno pubblicati 6 film mai usciti in dvd, poi ci sarà un cofanetto che li raccoglierà tutti, insieme agli altri”.
 
Avremo la possibilità di vedere anche i tre cortometraggi giovanili?
 
“Probabilmente saranno nel cofanetto. Li stiamo restaurando. Mi sta aiutando in questo la cineteca di Bologna, anche se sono filmini in super 8, e si può sopravvivere anche senza averli mai visti, anzi, bisogna sopravvivere”.
 
Sono previsti degli extra?
 
“Per Io sono un autarchico, Ecce Bombo e Sogni d’oro c’è un regista che ha preparato tre documentari. Poi ho molto materiale su Palombella rossa e Aprile e un po’ meno su Caro diario”.
 
Ci saranno anche i famosi “Tagli di Aprile” presentati qualche anno fa a Cannes?
 
“Sì, ovviamente sì”
 
Molti di questi film verranno pubblicati per la prima in home video. Non erano mai usciti nemmeno in videocassetta.
 
“Sì, come dicevo sei film usciranno da soli, in autunno. Il cofanetto invece comprenderà anche i documentari e i cortometraggi. Intanto sto continuando a girare Diario di uno spettatore: tre minuti per Cannes di cui vorrei fare un cortometraggio più lungo. Si tratta di un documentario in cui racconto 6-7 episodi della mia vita di spettatore”.
 
Il tuo debutto con Ecce bombo è stato forse il più atteso della storia del cinema italiano. Sei l’unico regista che è diventato un caso nazionale con un film fatto in casa con mezzi propri.
 
“Tu sei giovane, ma non credere che si enfatizzasse tutto come oggi. Con quel film in super 8 si disse che avevo trovato il modo per risolvere la “crisi” del cinema italiano, in modo anche esagerato. Ma quello era l’anno di Novecento di Bertolucci: la soluzione non poteva certo essere quella di tanti filmini in super 8. E non ero così famoso: per esempio in quel periodo io giocavo a Pallanuoto e andavo in trasferta, e non è che dove andavo a giocare trovavo giornalisti che mi intervistavano. Era tutto molto più tranquillo, e quindi nonostante ci fossero trasmissioni televisive dedicate al cinema, e in generale un’attenzione diversa per il cinema da parte di televisione e giornali, non è che ci fosse questa enfatizzazione, quest’esagerazione. Il film, poi, è andato molto bene, ma non era assolutamente previsto che andasse così. “Io sono un autarchico” era stato un successo, ma nell’ambito dei cineclub e dei cinema d’essai. Certo, tutto pensavo, quando ho girato “Ecce Bombo”, tranne che dopo trent’anni ancora qualcuno avrebbe visto questo film, e io ancora ne avrei parlato. Trent’anni fa non esistevano né cassette né dvd. Il percorso di un film allora era nelle sale cinematografiche: molto più lungo rispetto a oggi, ma che lì finiva. Poi ricordo che ad una proiezione privata, un dirigente televisivo disse: “questo è un film da festival, non da pubblico”, mentre il mio produttore disse: “ma io gli voglio bene a questo film, come ad uno di quei film difficili”. In televisione davano uno o due film a settimana. Certo non ho mai cercato di andare incontro ai gusti del pubblico, che sono poi sempre presunti”.
 
Nella tua carriera hai alternato continuità e discontinuità, passando da “dittici” come Io sono un autarchico e Ecce Bombo o Caro diario e Aprile, a rotture radicali, come il passaggio da La stanza del figlio a Il Caimano. Oggi che tipo di film vorresti fare?
 
“Fino a quindici anni fa usavo una formula in cui credevo: vorrei fare sempre lo stesso film, possibilmente sempre più bello. Oggi non so se oggi direi la stessa cosa. Prima consideravo il ruolo di sceneggiatore, attore e regista come un unico lavoro. Attore per me e regista con me protagonista di film scritti da me, e quando scrivevo già facevo scelte di recitazione e di regia: erano tre ruoli che si intrecciavano. Allora credevo che dovessi fare così i miei film, mentre oggi la situazione sta cambiando: faccio l’attore per un altro regista, ho collaborato alla sceneggiatura di un film non mio, nel Caimano sono regista ma non protagonista. Quindi le cose stanno cambiando, e vorrei andare avanti così, cercando di separare i ruoli”.
 
In Ecce Bombo c’è una parodia del cinema, che è poi sempre continuata fino ad oggi. Come era il tuo rapporto con i colleghi allora, e come è oggi?
 
“Ora sicuramente c’è molta più frequentazione di un tempo. Nel Caimano ci sono non so quanti registi – tra cui Giuliano Montaldo – che mi hanno fatto il piacere di interpretare dei ruoli. Allora conoscevo tutto sommato conoscevo anche poche persone”.
 
Eri anche molto più combattivo. In Sogni d’oro c’era addirittura lo scontro su un ring televisivo con un regista rivale.
 
“E’ antipatico dire che avevo previsto dove sarebbe finita la televisione. Ma avevo intuito che certe trasmissioni televisive sarebbero andate in alcune direzioni. Sogni d’oro è la storia di un regista. Arriva sempre un momento, nel percorso professionale di un regista, in cui si fa un film sul cinema. Naturalmente il film più bello che sia stato fatto sul cinema è considerato 8 e 1/2. In Sogni d’oro c’è un match televisivo tra me e un altro regista che ha fatto un musical sul ’68, in cui facciamo di tutto: parliamo di cose private, c’è un incontro di pugilato, un altro di volgarità, e poi una specie di giochi senza frontiere in cui siamo vestiti da pinguini. La televisione nel 1981 era molto diversa da quella che è diventata oggi. Ma mi sembrava che stesse andando in quella direzione, e poi purtroppo poi  c’è andata”.

(da Il Giornale dell'Umbria del 6 agosto 2007)
 
 
 

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