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Presentazione di PAPIGNO SOTTO I RIFLETTORI

di Federica De Santis

Desidero innanzi tutto ringraziare l’ISTESS per avermi dato l’opportunità di collaborare per l’organizzazione di questa prima edizione Filmfestivalpopoliereligioni e in particolare la prof.ssa Stefania Parisi che ha inteso includere a quest’evento il mio studio dal titolo Papigno sotto i riflettori nato qualche mese fa come tesi di laurea presso l’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo. Un ringraziamento particolare anche al dott. Pompeo De Angelis che è stato il primo a dare risalto al mio lavoro accettando di pubblicarlo nell’ultimo numero della rivista “Indagini” del CESTRES, da lui diretta.
L’idea di una tesi di laurea sugli studi cinematografici di Papigno nasce da due personali interessi coltivati nel corso degli anni: il cinema con il suo vasto campo d’azione da un lato, e l’archeologia industriale dall’altro. Entrambi questi interessi ben si sposavano con l’ex sito industriale di Papigno i cui contenitori oggi ci ospitano.
Come tutti sappiamo questo complesso industriale vede oggi la presenza dei teatri di posa più grandi d’Europa, ma in passato aveva un altro primato, quello di essere una tra le prime fabbriche di carburo di calcio in Italia.
L’industria fu voluta dalla Carburo di calcio, acetilene ed altri gas, una società che si era fondata a Roma nel 1896 e che aveva voluto impiantare un complesso sperimentale per la produzione di carburo di calcio, un composto chimico utilizzato per l’illuminazione, a Collestatte Piano nel medesimo anno.
Questo impianto, invece risale al 1901. Il nucleo originario era assai più contenuto rispetto a quello che vediamo ora; di quegli anni rimangono: la palazzina degli uffici, la cabina elettrica, la cabina anglo-romana e alcuni magazzini.
Dopo anni di dura concorrenza con la Terni siderurgica per l’approvvigionamento delle risorse idriche e la crisi nel commercio del carburo, l’impianto fu ceduta alla SAFFAT Società Alto Forni Fonderia Acciaieria Terni, nel 1922. Da questa data si procedette ad un ampliamento del complesso industriale con l’aggiunta della sala raffreddamento colata, infustamento e caricamento carburo e la sala azotazione…gli attuali teatri di posa. Gli altri edifici erano destinati a magazzini del carburo, alla macinazione della cianamide e alla centrale Velino-Pennarossa. L’ultimo ampliamento è fatto risalire al 1964, anno in cui, l’ex stabilimento elettrochimico fu ceduto alla Terni industrie chimiche. Questi edifici sono i più semplici da riconoscere, essendo costituiti da lamiera e senza particolare pregio.
Dopo la chiusura del 1973 ci furono anni d’abbandono quasi totale che ne hanno causato l’evidente degrado, osservabile ad occhio nudo.
Un primo passo verso la rinascita, fu possibile, quando il Comune di Terni ne decise l’acquisto nel 1996. Lo stato di degrado avanzato ha reso necessario un sostanzioso restauro, che ha coinvolto da principio la palazzina e in seguito altri edifici, utilizzando i fondi del Comune e del Programma europeo RESIDER II, sostituiti poi con i PRUSST.
Sempre nel 1996 il Comune ricevette una offerta dell’allora Exon film di locazione per alcune parti dell’impianto, quelle agibili, il piazzale e la palazzina diventando il set di un campo di concentramento il primo, e la sede del comando nazista la seconda, naturalmente l’interesse era quello di Roberto Benigni e il film La vita è bella. Il successo della pellicola e l’ampiezza dei capannoni capaci di contenere diversi tipi di scenografia, spinsero la Exon Film a procedere con il Comune alla stipulazione di un secondo contratto e alle riprese di un secondo film Pinocchio.
Nel 2001 alla Exon Film subentrò un’altra società cinematografica la Spitfire s.r.l. che arrivò a stipulare  nuovi accordi con il Comune di Terni per la gestione degli studi di Papigno. E questa è storia contemporanea.
L’ultima tappa nel percorso centenario dell’ex stabilimento elettrochimico è stata segnata proprio quest’anno in gennaio da Cinecittà, di cui qui abbiamo i rappresentanti; con l’intento di aumentarne le potenzialità e la visibilità nel mondo del cinema e dello spettacolo. L’augurio comune è quello di poter assistere ad una progressiva e definitiva valorizzazione di questa realtà, sia da un punto di vista conservativo, per quello che riguarda l’aspetto degli immobili, che dal punto di vista tecnologico e cinematografico. Gli sforzi finora spesi per giungere a questo traguardo, che è poi punto di partenza, dovranno ora essere permanenti, così da fare in modo che l’entusiasmo iniziale non ceda il passo alla statica normalità. Dopo poco più di trent’anni Papigno è tornata ad essere una fabbrica capace di produrre cinema di qualità. Non una fabbrica inquinante ma positivamente dirompente sulla cultura del territorio, un alto esempio di riqualificazione osservata in tutto il mondo. Riaprire una fabbrica, anche se con destinazione d’uso differente, implica il coinvolgimento di una moltitudine di risorse umane e di professionalità tipiche del settore. Non possiamo non augurarci che queste provengano anche dalle realtà locali. Papigno potrebbe diventare tra le altre, scuola di alta formazione per le nuove generazioni, il cui coinvolgimento futuro sarà in grado di lanciarlo permanentemente sullo scenario internazionale del cinema d’autore, collocandolo altresì a eccezionale e moderno esempio di contenitore occupazionale.
Vi ringrazio.
 
(sabato 19 novembre - inaugurazione del filmfestival popoli e religioni)
 

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