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PAPIGNO: DA BENIGNI A TORNATORE (PASSANDO PER BENIGNI)

di Arnaldo Casali

 
E’ stata una lunga attesa, quella che si è conclusa, negli studi di Papigno, con l’arrivo di Giuseppe Tornatore e della troupe di “La sconosciuta”, il nuovo film che il regista siciliano girerà nel territorio ternano fino alla fine di febbraio e che dovrebbe uscire nelle sale in autunno.
Interpretato da un cast ricchissimo, che comprende Michele Placido, Margherita Buy, Claudia Gerini, Pierfrancesco Favino, Alessandro Haber, Piera Degli Esposti e l’attrice russa Xenia Rappoport, il film – che si avvale delle musiche di Ennio  Morricone – è prodotto da Medusa e Miramax per un costo di 8 milioni di euro, e  sarà girato, oltre che nei teatri di posa della Valnerina, anche in numerose location esterne: aree industriali, ville private, ma anche ma anche il mercato ortofrutticolo di San Martino e il carcere di Vocabolo Sabbione. Riprese che si andranno ad aggiungere a quelle già girate tra ottobre e dicembre a Trieste, dove la storia è ambientata.
Sarà quindi il premio Oscar per “Nuovo cinema Paradiso” a battezzare la nuova vita degli studios, dopo il lungo digiuno dell’anno passato. Da quando infatti – nel dicembre del 2004 - Cinecittà ha acquistato dalla Melampo di Benigni & Braschi il 60% delle quote di gestione del complesso cinematografico, nemmeno un film è stato girato nei teatri di posa, e questo a dispetto dell’accordo stesso, che prevedeva un minimo di 100 giorni di girato l’anno.
Di fatto, l’unico film ad essere stato girato nei teatri di posa nel 2005 è stato proprio quello di Roberto Benigni, “La tigre e la neve”. Per il resto Cinecittà Umbria Studios (questo il nuovo nome del complesso) ha fatto parlare di sé per l’iniziativa estiva “Il paese dei balocchi” (una sorta di villaggio allestito con le scenografie di “Pinocchio”, po’ museo, un po’ parco di divertimenti, un po’ mercatino) e per il festival cinematografico “Cielo e terra”, inaugurato negli stessi teatri di posa con un incontro a cui hanno partecipato attori, rappresentanti istituzionali e i vertici di Cinecittà e che è servito a lanciare idee e progetti per il futuro del complesso.
Una storia lunga e travagliata, quella degli studios ternani, nati nel 2001 sull’onda dell’entusiasmo di “Pinocchio” e che si sono ritrovati, tre anni dopo, a legare il proprio destino proprio a quello della principale rivale.
Ma andiamo con ordine: tutto comincia nel 2000, quando Roberto Benigni, in procinto di realizzare il suo nuovo film, viene invitato dal Comune di Terni a tornare a Papigno, che il comico toscano aveva utilizzato come location per ricostruire il lager de “La vita è bella”.
Questa volta, però, all’attore premio Oscar non servono dei capannoni abbandonati ma degli attrezzatissimi teatri di posa dove ricostruire tutte le scenografie del film. Ad intervenire, allora, è il produttore Mario Cotone, che investe sette miliardi e mezzo di lire per trasformare gli ex stabilimenti chimici in una vera e propria “cittadella del cinema” dotata di mense, laboratorio di scenografie e sartoria e di tre teatri di posa, di cui uno attrezzato per effetti speciali e un altro così grande da superare qualsiasi altro in Europa. La Exon di Cotone rileva la gestione dei teatri di posa dal Comune di Terni, i lavori vengono effettuati a tempo di record e Benigni gira qui “Pinocchio”  per poi entrare lui stesso nella gestione costituendo con Cotone una società, la “Spitfire” che firma un accordo con il Comune di 6 anni rinnovabili in altri 6. 
La “Hollywood sul Nera” sembra quindi destinata a decollare una volta per tutte, e lo stesso “Pinocchio” rappresenta un enorme veicolo promozionale per i nuovissimi studios. Papigno, si dice, accoglierà grandi kolossal internazionali, si fanno i nomi dello stesso Tornatore, Verhoven e Ridley Scott; invece poi a girare arrivano in pochissimi, per lo più per produzioni minori e televisive. Alla crisi degli studios si aggiunge poi quella, personale, tra i coniugi Benigni e Cotone. I due soci arrivano ai ferri corti,  e nella primavera nel 2004 Mario Cotone se ne va, portandosi via i laboratori di scenografia e sartoria e buona parte del parco luci. Tutto resta in mano quindi a Roberto Benigni, che però di una struttura come quella di Papigno non sa che farsene. Il sogno da imprenditore è già finito; Benigni è affezionato a Terni, ma è abituato a produrre soltanto i suoi film e non può pensare di mantenere in piedi da solo una struttura come gli studios. 12 dei 13 dipendenti della struttura vengono licenziati e comincia la ricerca di un socio che rilevi la maggior parte delle quote azionarie lasciandone solo una piccola parte all’attuale titolare, giusto per garantire la continuità del suo lavoro in Valnerina.
A farsi avanti è proprio l’ex diretta rivale: Cinecittà studios, che inizia una serie di trattative tanto con la Melampo di Benigni quanto con il Comune, che chiede garanzie produttive e un piano industriale ai nuovi interlocutori. Alla fine l’accordo si fa, ma le garanzie sono poche, anzi pochissime. Dopo un anno di silenzio, con gli studios completamente deserti, qualcosa si comincia a smuovere lo scorso novembre proprio grazie al festival “Cielo e terra”: Claudio Sorrentino, consigliere del ministro Buttiglione, propone di realizzare nel complesso ternano una “Bottega dei mestieri del cinema”, mentre Antonio Moré, presidente degli studios, annuncia nuove produzioni, tra cui un evento con lo stesso Benigni, e il nuovo film di Tornatore, assicurando come imminente anche l’atteso piano industriale. Ora, con l’approdo di Tornatore, negli studios sembra tornato un certo fermento, e riemergono le aspettative in una “Hollywood sul Nera”. Con la speranza, che questa sia davvero la volta buona.

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