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AL CINEMA CON IL PAPA

Quando Giovanni Paolo II vide "La vita è bella"

                                                                                                        
di Andrea Piersanti *
 
Era eccitato e non riusciva a stare fermo. Mentre sullo schermo scorrevano le immagini, Roberto Benigni, in prima fila, si agitava e continuava a guardare alla propria  destra. Non c’erano molte persone nella sala cinematografica del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, la ex cappelletta di Palazzo San Carlo in Vaticano. C’erano delle suore, un paio di sacerdoti, il fido Mons. Stanislao Dziwisz, l’arcivescovo americano Mons. John P. Foley (Presidente del Pontifico Consiglio delle Comunicazioni Sociali) e Monsignor Giovan Battista Re. 
C’erano anche alcuni laici: il produttore Vittorio Cecchi Gori e lo sceneggiatore Vincenzo Cerami, fra gli altri.
 
Al centro della prima fila, alla destra dell’agitatissimo Benigni, c’era Giovanni Paolo II. Sullo schermo le immagini di “La vita è bella”. Ogni tanto si vedevano le spalle del Papa scuotersi per qualche risata. Benigni non lo perdeva di vista un attimo. Sembrava ipnotizzato. Non riusciva a distogliere lo sguardo. C’è in quella testa voltata a guardare il Papa, per tutto il tempo della proiezione, una metafora esemplificativa dell’atteggiamento che il mondo del cinema ha nei confronti della Chiesa. È come se il cinema mostrasse curiosità e attesa nello stesso tempo. Come se una domanda inespressa da parte di artisti e di uomini di cultura fosse rimasta inevasa. Ma la risposta è stata già data. Il Magistero della Chiesa non lascia spazio alle incertezze per chi ha orecchie per intendere.
 
"Diffondere autentica allegria può essere una forma genuina di carità sociale – aveva detto infatti Giovanni Paolo II durante l’Omelia della Santa Messa della Giornata del Giubileo del Duemila dedicata al mondo dello spettacolo, il 17 dicembre del 2000 -  La Chiesa, poi, come Giovanni Battista, ha oggi un messaggio specifico per voi, cari operatori del mondo dello spettacolo. Un messaggio che si potrebbe articolare in questi termini: nel vostro lavoro,  abbiate sempre presenti le persone dei vostri destinatari,  i loro diritti e le loro legittime attese,  tanto più quando si tratta di soggetti in formazione. Non lasciatevi condizionare dal mero interesse economico o ideologico. È questo il principio fondamentale dell'etica delle comunicazioni sociali,  che ciascuno di voi è chiamato ad applicare nel proprio ambito di attività. voi che lavorate con le immagini,  i gesti,  i suoni; in altre parole, lavorate con l'esteriorità. Proprio per questo, voi dovete essere uomini e donne di forte interiorità,  capaci di raccoglimento. In noi abita Dio,  più intimo a noi di noi stessi,  come rilevava Agostino. Se saprete dialogare con Lui, potrete meglio comunicare con il prossimo. Se avrete viva sensibilità per il bene, il vero e il bello,  i prodotti della vostra creatività,  anche i più semplici, saranno di buona qualità estetica e morale. La Chiesa vi è vicina e conta su di voi!”.
 
* Presidente dell'Istituto Luce

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roberto benigni
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INTERVISTA NICOLETTA BRASCHI
di Arnaldo Casali
L'AMORE FARA' VIVERE
Roberto Benigni recita il Cantico dei Cantici. 13 febbraio 2006, Teatro Verdi di Terni

 
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