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L'AMORE FARA' VIVERE

Roberto Benigni recita il Cantico dei Cantici. 13 febbraio 2006, Teatro Verdi di Terni

L'AMORE FARA' VIVERE - il testo integrale del monologo di Roberto Benigni
 
 
"O amici innamorati, sono lieto di inaugurare l’amore valentiniano di questa città che mi ha fatto innamorare. Perché questa città di San Valentino mi ha dato tanto amore, e chi più ne ha più ne metta,  e chi meno ne ha meno ne metta.
Ho subito accettato quest’invito con erotismo, perché si parla d’amore, ed è una cosa che mi ha avviluppato subito. Quando don Paglia, sua Eccellenza, mi ha accennato: perché  non vieni a fare il Cantico dei Cantici a Terni? E che ci vuole? Subito! E’ come andare a fare il libro di Giobbe ad Amelia. Io vengo subito perché mi ha avviluppato subito questo amore, e perché don Paglia è  un uomo pieno d’amore.
E poi questa è la città  giusta: io ci ho girato tanti film, venivano gli americani e io gli dicevo: venite nella città di San Valentino!
 
Quindi sono proprio lieto di inaugurare questo “innamoramento valentiniano” e ho accettato subito l’invito dell’amico fraterno, carissimo, don Paglia, quando mi ha chiesto di fare il Cantico dei Cantici, che è un libro eccelso, è la base, il momento più straordinario dei libri della Bibbia.
Ed essendo uno dei libri della Bibbia, e visto che Berlusconi ora si paragona a Gesù Cristo, gli ho  chiesto il permesso. Gli ho telefonato e gli ho detto: “Silvio, posso leggere una cosa dal libro del tu babbo?”. M’ha detto “sì”, “non c’è diritti d’autore?”, “Mah, in famiglia siamo tre, io il  mi babbo e un altro che non so chi è, ce li dividiamo. Comunque visto che i diritti d’autore scadono  quando muore l’autore, i nostri non scadono mai, visto che il mi babbo non muore mai. Eh sì, tocca pagare qualcosa”.
 
Io gli ho detto “va bene, maestro, la ringrazio”. Bisogna assecondarli, questo tipo di pazienti.
Perché sapete, ci sono tante sindromi: c’è la sindrome aviaria, c’è la sindrome influenzale, c’è la sindrome da immunodeficienza. Berlusconi c’ha la Sacra Sindrome.
E’ così convinto che ha fatto anche dei miracoli: gli sono tornati i capelli improvvisamente, è diventato più alto e più giovane, appare in 40 canali televisivi contemporaneamente e 200 stazioni radio. Una donna di Perugia l’ha visto muovere i primi passi sul Lago Trasimeno. Ad esercitarsi, perché vuole andare da Roma a Porto Cervo a piedi.
Poi ha detto che scherzava. Dice: “Figuriamoci se penso di essere Gesù Cristo, io penso a vincere le elezioni, anche perché i sondaggi mi vedono in netto vantaggio su Barabba”.
A parte il Gesù-Silvio, comunque, parliamo un po’ anche del nostro Gesù-vero, il  nostro Gesù Cristo che gli vogliamo tanto bene tutti  noi.
 
Il Cantico dei Cantici è antecedente di parecchio a lui. E’ stato attribuito a Salomone, anche se in realtà non c’entra niente. Però è stato inserito tra i libri Sapienziali, perché è un libro ispirato. Per questo sta nella Bibbia. Perché per stare nella Bibbia ci vuole l’ispirazione: Dio dà l’ispirazione, quello scrive e  Dio lo fa diventare vero. Perché Dio volentieri si ispira a coloro che ha ispirato. Quindi ha ispirato qualcuno -  che non sappiamo chi sia – che ha scritto questo gioiello di bellezza, proprio in mezzo alla Bibbia.
Sai, come quando nei quadri religiosi si vedono le cose cupe, poi all’improvviso arriva la Primavera del Botticelli.
In questo libro la castità balla insieme alla bellezza e alla sensualità. La Bibbia è un libro straordinario perché è religiosissimo, ed è sensuale, erotico, pieno d’amore. C’è il lusso di spargere il seme della vita ovunque. Perché l’amore ha bisogno di lusso, ha bisogno di spazio, si nutre di sé stesso, non gli garba tutto ciò che non è lui.
 
Guardate il Papa, doveva risolvere tutti i problemi del mondo, è ha fatto un’enciclica chiamata “Dio è amore”, e li ha risolti tutti.
Questa cosa dell’amore che sarà mai?
Sarà una cosa che è nata quando è arrivato Gesù Cristo, che è l’inventore dell’amore: voi mi direte come è possibile?
Gesù, quell’uomo lì ne ha fatte veramente di straordinaria, una cosa da volergli bene, da inchinarsi sul serio. Quando è arrivato Gesù Cristo, prima di tutto è diventato uomo perché l’uomo diventasse Dio. Siamo diventati nella sua faccia la seconda persona della trinità. Era uno che non poteva peccare e ha trasportato tutti i peccati del mondo, non poteva morire e si è fatto ammazzare. E poi ha inventato la carità, l’amore disinteressato, il sentimento puro. Voi direte c’era già prima. Certamente, anche la corrente elettrica, le onde radio c’erano già, ma se non c’era qualcuno che le stigmatizzava, e diceva: queste sono, non lo si sapeva. E Gesù Cristo ha proprio chiarito cos’è l’amore, il sentimento puro, ha proprio chiarito cos’è l’amore, la carità, il sentimento puro. Il discorso della montagna è inoltrepassabile. Nessuno può oltrepassarlo sul sentimento. L’amore disinteressato prima di Gesù Cristo semplicemente non c’era. Non c’era prima l’amore disinteressato, e questa è una cosa impressionante. Non so chi era quell’omo lì, ma davvero era eccezionale. Ci ha fatto proprio crescere, quell’uomo lì. Con le parabole, le cose che faceva, ci ha fatto maturare, andare avanti milioni di anni. Come quando nei Vangeli  arriva la famiglia e lui dice: no, questa è la mia famiglia, quella dei miei discepoli.
Perché a  un certo punto bisogna crescere, lasciare la famiglia Ci ha insegnato l’amore anche nelle dottrine più elementari.
La suocera! Ci ha insegnato persino ad amare la suocera!
Lo sapete che si dice che il primo miracolo di Gesù – secondo Giovanni – è la trasformazione dell’acqua in vino alle nozze di Cana. Ma nel Vangelo secondo Marco, di cui c’è anche una bellissima prefazione di don  Paglia, il primo miracolo di Gesù sapete quale è?
Gesù incontra Pietro : ti farò pescatore di anime, gli dice; poi va a casa, perché ha fame. E pietro gli dice: “e lo so, ma purtroppo c’ho la suocera a letto malata”. e Gesù, che aveva fame dice: “Sicuro? Va un po’ a vedere se è malata davvero”.  Invece la suocera sta bene e gli prepara da mangiare. E io ho capito anche perché. Perché nella Bibbia c’è, nel libro di Rut, è la  storia di una suocera. Rut sceglie di andare con la suocera, perché è la sua vera famiglia, e dalla famiglia di Rut nasce Gesù Cirsto.
Gesù è nato perché Rut è andata con la suocera, perché dalla generazione di Rut che spigolava il grano – e io con la  mi mamma, quanto grano ho spigolato!  quante volte mi sembrava di stare nel libro di Rut – è  nato Gesù , che è l’inventore dell’amore, della carità.

Gesù non aveva paura delle passioni, del sentimento. Lasciarsi andare alle passioni che stravolgono tutto.
L’amore è un s sentimento eversivo che stravolge tutto, che fa paura.
Gesù non si è mai fermato  di fronte a nulla, e scegliere le persone, questa sarà la persona. E’ così quando ci si innamora. La tenerezza e l’amore messi insieme sono rari. Se uno legge il Canzoniere di Petrarca, c’è tanta tenerezza ma non c’è amore. Ci si innamora, ma non si fa all’amore, e quello è indispensabile. Tutte le religioni e anche la Bibbia lo dicono: crescete e moltiplicatevi, che vuol dire:  mangiate e fare all’amore. Lo sanno anche in Vaticano che per mancata copula la cupola si spopola, quindi è proprio una legge divina. E’ un amore sviscerato che nasce dalla creazione della terra, dal libro della Genesi. Nel Cantico dei Cantici si invoca l’amore come atto supremo dell’esistenza, un sentimento che abbraccia tutta l’umanità. Lì si invoca e Paolo di Tarso, nella sua prima lettera ai Corinti, 13, 1-3 scrive “Per quante opere io assuma in  mio conto, se non ho l’amore io sono nulla”. Questo diceva san Paolo, pensa quante ne ha fatte, san Paolo!

Quindi pensate il sentimento dell’amore quanto è stato  importante nelle radici nel cristianesimo, quest’invenzione spettacolare, che non dobbiamo prendere sottogamba. E scegliere una persona come Gesù ha scelto i suoi apostoli, ed è morto per loro; si è fatto tradire da Pietro proprio perché si può tradire solo ciò a cui siamo straordinariamente fedeli, era quasi una prova. un momento straordinario. E scegliere una persona, si diventa grandi, si va vicino a Dio: questa è la persona che ho scelto,  con lei ritmerò corporalmente il mio passo col suo guardando nella stessa direzione. Quando si vuol bene è un sentimento che non si può reggere. Essere innamorati è la nostra condizione normale. Dovrebbe essere come siamo sempre e la sensazione che la nostra felicità dipende solamente dalla felicità di quella persona. questa è un’emozione che può spappolare il mondo intero. Non c’è forza che può reggere a questo sentimento, e questo Gesù Cristo ce l’ha insegnato, e nel Cantico dei Cantici questo ritroviamo, perché naturalmente ci vogliono le due cose: sensualità e tenerezza. Sant’Agostino quando si convertì pregò il Signore con la sua fede immensa e scrisse: “Signore, dammi castità e continenza, ma non subito”.

Poi ci sono tante cose che non si capiscono nel mondo, d’altra parte un Dio che si spiega non è Dio. Non si può parlare di Dio, ma a Dio sì, gli si può parlare.
Chi ci crede e chi non ci crede non fa tanta differenza, tanto anche chi non ci crede deve credere a talmente tanti miracoli che non sono meno degli altri.
Il Cantico dei Cantici, che don Paglia mi ha consegnato di leggere e lo ringrazio perché ci ho ributtato gli occhi dentro e mi sono sommosso dall’emozione,  è composto dei dialoghi: il dialogo dell’innamorato della sposa con lo sposo, meravigliosi: parla lei e parla lui, con una forma moderna, straordinaria. Naturalmente sono anche simbolici, perché come tutti i libri sapienziali il saggio sa che bisogna leggere tenendo d’occhio anche agli altri significati, ma poi facendo tutta la strada si ritorna alla semplicità del primo significato, e quindi come dice Dante nella Divina Commedia: “O voi che avete gli intelletti sani, mirate la dottrina che s’asconde dietro il  velame de li versi strani”. C’è sempre dei significati, allora all’inizio pensavano che fosse il richiamo di Dio con Israele, poi c’è stata l’interpretazione di san Paolo che è naturalmente l’amore di Gesù per la chiesa. Ma quella più bella è quella di Gesù con l’umanità. Questo personaggio così meraviglioso che si è fatto uomo, ma cosa gli vogliamo dire? Io mi ricordo da ragazzino, mi volevano mandare a scuola a Firenze proprio quando ci fu l’alluvione. Nel 1966, avevo tredici anni, scappai dal convento e mi trovai a Santa Maria Novella e mi trovai con le gambe tutte zozze su una panchina, e c’era un affresco di Masaccio: Gesù Cristo crocifisso. Quando lo vidi, una faccia, una bellezza, era identico a mio zio Peppino, un contadino di Arezzo. Scavato, con un po’ di barba. Proprio un uomo, l’ultimo degli uomini e io ho detto: ma guarda, questo è Dio: guarda come si è ridotto. Con le vesti che scendevano dal ventre a mostrare l’umanità. Più uomo non si poteva. Ecco, è diventato uomo per farci diventare Dio; noi siamo quella sofferenza, che non c’è grazia senza dolore. Non ci si capisce più niente, come dice il libro di Giobbe, perché tutto il mondo è  un enigma. Però su quest’enigma una cosa chiara c’è, ed è proprio questa scintilla dell’amore, che ce l’ha data Dio sulla donna con la Madonna. Una figura che uno la prende sottogamba. La Madonna! Il culto della Madonna -  che è  venuto verso il 1100 – è stato per tutte le donne meraviglioso.

Prima di allora le donne erano o il riposo del guerriero o delle streghe. Il culto della Madonna le ha fatte diventare meravigliose, ha fatto inchinare gli uomini di fronte a loro. Una cosa meravigliosa, spettacolare. Mi viene in mente un altro quadro, di Lippi, con la Madonna che fugge di fronte all’annunciazione, per questo tutto ciò che anche lei è  l’umanità fatta persona. Per questo tutto ciò che ha a che fare con l’amore a che fare con tutto più alte che ci siano nel mondo.
Ora io vi voglio leggere questo Cantico dei Cantici augurandovi un inizio di questi festeggiamenti valentiniani meravigliosi a tutte le coppie, naturalmente della felicità nella goduria più spettacolare nella tenerezza e la sessualità. E vi voglio leggere questo gioiello che è stato donato all’umanità, di cui un rabbino del secondo secolo dopo cristo ebbe a dire: “L’universo intero non vale il giorno in cui fu dato all’umanità il Cantico dei cantici”.
Ora ve lo  leggo: io l’ho scritto a lapis, e non a biro, perché don Paglia mi ha detto che non si può copiare la Bibbia con qualcosa di metallico, perché con il metallo si forgiano le armi.
 
 

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di Arnaldo Casali
L'AMORE FARA' VIVERE
Roberto Benigni recita il Cantico dei Cantici. 13 febbraio 2006, Teatro Verdi di Terni

 
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