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A PAPIGNO GIRA KRZYSTOF ZANUSSI

di Arnaldo Casali

 
“Ho girato i miei film in molti paesi del mondo: Polonia, Russia, Francia, ma devo dire che il livello di professionalità che ho trovato a Cinecittà l’ho visto solo in Inghilterra. Qui, però, mi trovo meglio. C’è più cuore, e ci sono anche le mie radici”.

E’ quasi un ritorno a casa, per Krzystof Zanussi, girare in Umbria, visto che il grande regista polacco, maestro di Kieslowski e amico personale di Giovanni Paolo II, come tradisce il cognome, è di origini italiane.

Reduce dal successo internazionale di Persona non grata, Zanussi ha iniziato lunedì 15 maggio 2006 a Papigno le riprese del suo nuovo film, Il sole nero, tratto da un opera teatrale di Rocco Familiari e interpretato da Valeria Golino (David 2006 per La guerra di Mario),  Kaspar Capparoni, Lorenzo Balducci e Toni Bertorelli, con la partecipazione di Remo Girone ed Enrico Lo Verso.
Un’opera battezzata con un incontro organizzato, approfittando della pausa pranzo, da Umbria Film Commission in uno dei grandiosi teatri di posa di Papigno, e al quale hanno preso parte, oltre al regista, i tre protagonisti, il produttore Uboldi e il direttore della fotografia Ennio Guarneri (“sono fiero di entrare nella lista dei registi che hanno lavorato con lui” ha detto Zanussi) anche il presidente di Cinecittà Umbria Studios Antonio Moré e il sindaco Raffaelli. Al suo primo giorno di riprese, Zanussi si dice entusiasta dell’ambiente che ha trovato: “Cinecittà è davvero all’altezza della sua leggenda. Si tratta degli studios più grandi d’Europa. E in Umbria mi trovo benissimo”.
D’altra parte l’impegno della società romana, così come quello di Umbria Film Commission, spiega Uboldi, è stato determinante per la scelta di venire a girare a Terni.
“Thriller dostoevskiano” su una donna determinata a trovare l’uomo che le ha ucciso il marito e a sottoporlo ad un castigo esemplare, Il sole nero è ambientato a Catania, ed è ispirato ad un fatto di cronaca accaduto una ventina di anni fa.

“Ma non si tratta di un film sulla mafia – precisa l’autore – piuttosto è un film sul male. Quel male che oggi si tende tanto a banalizzare”. Quella di Zanussi, insomma, non è una Sicilia realistica, da film di denuncia, ma un ambiente stilizzato che risente molto dell’impianto lirico di Familiari, con cui il regista aveva già collaborato in teatro.

 “E’ la prima volta che Zanussi gira un film in Italia – sottolinea Moré -  siamo orgogliosi del fatto che per questa prima esperienza abbia scelto l’Umbria, e ci auguriamo che possa tornare anche in futuro”. “So che la storia di questi studios è cominciata con un film importantissimo, come La vita è bella – risponde l’autore della prima biografia cinematografica di papa Wojtyla (Da un paese lontano, uscito nel 1981) che dal 1994 è membro della commissione pontificia per la Cultura - spero che possiate continuare alla stessa altezza”.
Raffaelli ne approfitta per ricostruire la travagliata storia di un vecchio complesso industriale avviato da un decennio verso una riconversione nel campo del cinema. “Siamo partiti con questa scommessa in un’altra vita, quasi per caso: Benigni cercava una fabbrica e Veltroni gli parlò delle acciaierie. E’ stato poi soprattutto con Pinocchio se Papigno si è particolarmente legato allo sviluppo della città nel settore cinematografico, che ha visto anche girare qui alcune scene molto importanti di “La tigre e la neve”. Il primo cittadino coglie l’occasione per ringraziare Cinecittà per il piano industriale, recentemente presentato. “Un piano molto serio, perché rappresenta un passo misurato, ma garantisce continuità”.

Le scenografie, maestose e bellissime, di Alfonso Rastrelli, sono state realizzate a Roma dagli stessi falegnami che avevano lavorato a “Pinocchio”. Nel teatro 3 (quello attrezzato per gli effetti speciali) è stato ricostruito l’intero appartamento dove vive la protagonista, con tanto di terrazzo con vista sui tetti di Catania.

“Abbiamo ricostruito in studio edifici realmente esistenti a Catania, compresi alcuni scorci di palazzo - spiega Uboldi – perché si possono gestire più facilmente, visto che ci ritroviamo, a pochi metri di distanza, ad utilizzare ambienti che nella realtà si trovano molto lontani”. Poco distanti, nel teatro 1 (quello utilizzato per gli esterni di Pinocchio) sono ancora montati i loggione di San Pietro, la finestra dell’appartamento papale e la cappella Sistina, realizzati per la fiction su papa Luciani interpretata da Neri Marcoré, che Giorgio Capitani ha finito di girare sabato pomeriggio. Un’ideale staffetta che sta a testimoniare, dopo anni di travaglio, la rinata vitalità degli studios della Valnerina.
 
INTERVISTA A VALERIA GOLINO
 
 
Pensa che questa sia l'inizio di un'avventura all'interno di un nuovo personaggio, o è arrivata sul set con il personaggio già definito?
 
“E’ ancora difficile parlare di quest’esperienza perché questo è il primo giorno di riprese e abbiamo lavorato solo sei ore. Ovviamente mi sono preparata prima di cominciare la lavorazione del film ma penso che mi ci vorrà almeno una settimana di riprese prima di sentire pienamente il personaggio”.

Con la Sicilia lei ha già una certa familiarità.
 
“Avevo interpretato una donna siciliana già in Respiro, e in quel caso sicuramente c’era un copione più realistico, in cui si faceva anche uso del dialetto. Qui si tratta di uno stile diverso”.

Una carriera senza dubbio singolare, la sua. Di norma le attrici italiane si guadagnano la fama in patria per tentare poi la fortuna ad Hollywood. Lei, invece, ha fatto il percorso inverso: si è fatta conoscere in tutto il mondo con  Rain man e poi ha iniziato a lavorare in Italia. Come mai?

“A volte penso che dovrei inventarmi una bella storia per raccontare la mia carriera. Perché la verità è che è stato un percorso molto  casuale. Mi sono sempre affidata al destino, sono andata dove mi portava l’onda. Ho vissuto dieci anni in America, poi sono tornata qui; semplicemente”.
 

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