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Troppo belli per essere attori? No, parola di attore

Intervista a Ernesto Mahieux e Jennifer Poli


di Arnaldo Casali
 
Generalmente un attore intervistato su un set di un filmetto leggerino come Troppo belli si preoccupa di specificare che in realtà, lui, ha fatto anche film seri e intellettuali. Ernesto Mahieux, trent’anni di teatro alle spalle e un David di Donatello sullo scaffale, fa il contrario: ci tiene a sottolineare che lui non ha fatto solo film importanti, come l’Imbalsamatore di Matteo Garrone, che gli è valso la notorietà e l’Oscar italiano,  Gli angeli di BorsellinoDoppio agguato, ma anche pellicole più leggere, come Aitanic di Nino D’Angelo.
E si dice entusiasta di Troppo belli, il film che sta girando in città a fianco dei tre divi televisivi Costantino, Daniele e Alessandra.

“E’ un’esperienza di cui sono entusiasta - ci dice di fronte ad un piatto di penne alla norcina, durante una pausa di lavorazione - mi piace molto lavorare con i giovani. Anche perché penso sempre di avere molto da imparare, da loro”.

Anche se i giovani in questione  sono Costantino e Daniele, cioè due non-attori che si ritrovano in questo film solo per consacrare il loro mito televisivo?

“Sì - ci dice Mahieux, quasi a voler dimostrare che agli artisti veri, l’umiltà non manca mai - sì, anche da loro, perché hanno una spontaneità, una freschezza, che forse a noi attori più esperti manca. E poi io cerco sempre di non pormi come maestro”.

In Troppo belli Mahieux (che il 17 febbraio torna in teatro con Nati sotto contraria stella, affettuoso omaggio di Leo Muscato a Shakespeare, che il 20 sarà al teatro civico di Norcia) interpreta, ancora una volta, il ruolo del “cattivo”, che in questo caso è un produttore imbroglione chiamato Giampalmi.

Ma si incontrano davvero persone così nel mondo del cinema?

“Sì, Giampalmi non è una macchietta. E’ un personaggio piuttosto comune, oggi, nel mondo dello spettacolo. Inganna i giovani chiedendo soldi per un futuro da star. Il problema è che oggi i ragazzi vogliono sfondare subito, non hanno voglia di fare la gavetta, come ho fatto io, e allora è più facile cadere nei tranelli”.

      

Dall’altra parte del tavolo, di fronte a Mahieux, c’è Jennifer Poli, che in Troppo belli interpreta sua figlia Michela, un brutto anatroccolo eternamente innamorato di Costantino, che alla fine del film riuscirà a coronare il suo sogno d’amore.

“Si tratta di un personaggio molto stereotipato - spiega Jennifer, che a 25 anni ha al suo attivo un film (Il Cartaio di Dario Argento) e molti spot pubblicitari - è la classica bruttina che non si valorizza: veste male, porta gli occhialoni, e ha persino un po’ di baffi, ma alla fine del film cambierà completamente il suo look conquistando l’uomo di cui è innamorata”.
 
 
Ti sei adattata allo stereotipo da film adolescenziale o hai trovato qualche elemento autobiografico su cui lavorare?

“Di Michela ho la timidezza, anche se non posso dire di considerarmi brutta. Credo comunque di non avere nemmeno il tipo di bellezza aggressiva  che piace molto oggi”.

Di tipi come Giampalmi, lei, che si è diplomata all’Accademia e a  Milano e ha fondato una compagnia teatrale, dice di non averne mai incontrati. “Forse perché appena fiuto qualcosa di ambiguo giro largo. Insomma, non ho mai dato a nessuno l’opportunità di farmi proposte del genere”.

D’altra parte, Jennifer non sembra una ragazza che vuole diventare famosa a tutti i costi: il suo sogno, dice, è semplicemente quello di potersi mantenere facendo questo lavoro. Per adesso, infatti, lavora come cameriera in un’enoteca, a Roma.

Ma sfonderà, perché il talento non le manca, parola di Mahieux. “Ormai questo mestiere lo faccio da molto tempo, e un bravo attore lo so riconoscere” dice.

Per  Daniele e Costantino anche Jennifer ha parole benevole. “Non ci fanno sentire di essere dei divi. Sono persone molto alla mano”. Anche se riconosce che tutto sono fuorché attori. Chi difende a spada tratta la professionalità delle due creature di Costanzo, invece, è il regista Ugo Fabrizio Giordani,  che snocciola tutto l’elenco degli divi nazionali e internazionali assunti all’Olimpo delle star per i loro meriti fisici, da Alain Delon a Raoul Bova.

“In realtà - dice - l’unico grande attore nato in accademia è Vittorio Gassman”. Per strada si è dimenticato Nino Manfredi, Kim Rossi Stuart, Stefano Accorsi, Sergio Castellitto, Pier Francesco Favino. Ma forse è meglio così.
 
(da Il Giornale dell'Umbria  del  9 febbraio 2005)
 

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