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A PRANZO CON COSTANTINO

di Arnaldo Casali

 
Katia non ci credeva. Lo riteneva un montato, un pallone gonfiato, un fusto tutto muscoli e niente cervello. Lo criticava, persino. Non riusciva a capire la venerazione di cui era circondato. Così un giorno, ha deciso di unire “l’utile e il dilettevole”: ha detto al marito che andava a trovare sua sorella che  a Terni, ha preso un giorno di ferie, ed è partita. Così ha avuto l’occasione di vederlo di persona, Costantino, impegnato sul set di  “Troppo belli”. E ha avuto l’illuminazione. Finalmente ha capito la verità: Costa è un ragazzo dolcissimo, con un gran cuore, innamoratissimo della sua donna. “Certo, a primo impatto - racconta in una lettera all’amica Deny pubblicata sul sito web costantino.iobloggo.it - ti colpisce l’aspetto. Ma con lui bisogna andare oltre, occorre strappare la maschera con cui si protegge e ti rendi conto che questo ragazzo non è solo un corpo, ma è dotato di una dolcezza straordinaria”.
Certo, a sentire testimonianze di tal fatta, di convertite sulla via di Orte, quando proprio a te, che di Costantino non hai mai saputo niente, e ciò nonostante ti permettevi di disprezzarlo con compiaciuta intolleranza, proprio a te viene  concessa la grazia di realizzare il sogno di milioni di ragazze, non puoi tirarti indietro. Perché, ebbene sì, io quel privilegio l’ho avuto. Ho avuto occasione di pranzare con Costantino Vitagliano, di condividere con lui il desco, di toccare con mano l’ultimo grande mito partorito dallo schermo televisivo, e addirittura di intervistarlo, altro privilegio concesso a pochissimi, soprattutto gratis.

Dicono che Costantino sia un ragazzo semplice, alla mano, naturale, dolcissimo.
Lo dicono tutti, o quasi: lo dicono le centinaia di fan che ogni giorno lo chiamano nella sua chat line; lo dicono le ragazze che lo circondano durante le pause tra un ciak e l’altro; lo dicono i compagni di lavoro. Lo dice anche lui, Costantino. “Io sono vero, quello che vedi è quello che sono. Per questo la gente mi ama”.
 
Diciamo pure che è l’unica cosa che dice, lui. E mettere insieme un’intervista con lui, lo devo ammettere, non è facilissimo: chissà, forse con i giornalisti è po’ troppo prevenuto, persino più di quanto i giornalisti siano prevenuti nei suoi confronti, ma riuscire ad instaurare un dialogo, anche se solo per una banalissima intervista, è un’impresa ardua, anche se ce l’hai di fronte per mezz’ora: le domande banali le snobba, quelle più serie non le capisce, o fa finta di non capirle. A domanda non risponde, o risponde con un’altra domanda, o risponde seccato.

Come quando provi a chiedergli perché si infuria quando i giornali scrivono di lui e Alessandra, visto che è proprio la loro storia che lo ha reso famoso. Non ti fa nemmeno finire: “Non rispondo a domande su Alessandra. E credo di averti risposto”.
Intanto la chiama “amore” e le accarezza la mano.
Per carità, gentile è gentile, non c’è che dire.  Quando mi siedo al suo tavolo mi accoglie con cordialità. “Ti dispiace se mangio, mentre parliamo?”. Ci mancherebbe, siamo a pranzo. Il problema è che premette subito che lui odia le interviste, e infatti non le rilascia mai. Sento ancora più forte la responsabilità di questo privilegio, e tento l’approccio con una domanda che è banale, ma è anche inevitabile.
 
Perché hai deciso  di fare un film?
 
“Perché me lo chiedi, non lo sai? Io non ho deciso di fare un film, sono stato deciso, e tu sai bene da chi. Piuttosto te la faccio io una domanda: perché ho successo?”.
 
Perché stai in televisione.
 
“Ce ne sono tanti in televisione, nessuno è riuscito a fare quello che ho fatto io. Ho Daniele, che mi emula in tutto quello che faccio, che mi segue ovunque. Hanno anche scritto due biografie, una non autorizzata, lo sai? Tu la conosci la mia vita? Avanti, dimmi quello che ho fatto…”

Hai fatto lo spogliarellista e poi il valletto da Quelli che il calcio…

“Non solo a Quelli che il calcio. Ho fatto tantissimi anni il valletto. Io non sono uscito da un giorno all’altro, ho fatto una gavetta molto lunga”.
 
Tornando al film. Ok, Costanzo, ti ha detto di farlo. Ma non ti avrà mica costretto, no? Ci sarà qualcosa, dentro di te, che ti ha spinto a fare cinema.
 
“Io faccio tutto: ho fatto le figurine, il calendario, ho fatto anche una fiction tv, e ho fatto questo film; faccio tutto quello che mi capita di fare. Firmo anche una linea di prodotti. Tutto quello che indosso porta il mio nome”.
 
Davvero? Anche questo braccialetto a forma di manetta che hai al polso?
 
“Certo, controlla pure”.
 
E’ vero, c’è scritto “Costantino”. Sì, ma tra tutte le cose che hai fatto, ci sarà pure qualcosa che ti piace di più, qualcosa che vorresti continuare a fare anche in futuro.
 
“Tutti mi chiedete cosa voglio fare da grande, perché date per scontato che durerò poco. Ma sono due anni che vado avanti”.  
 
Pensi di poter andare avanti così per sempre? Farai il divo tutta la vita?
 
“Te lo ripeto, sono due anni che mi dicono che non durerà, che sono una meteora. Intanto sono passati due anni e io continuo”.

Ma ce l’avrai pure un sogno nel cassetto…

“Ne ho tanti; un sogno nel cassetto per me era anche fare un calendario, e l’ho fatto. E ora vado avanti”.
 
Eppure hai solo trent’anni. Trent’anni e hai raggiunto tutti i tuoi traguardi. Un po’ come Alessandro Magno…
 
“Aò, ma che dici? Quello era finocchio, io mica sono finocchio!”.
 
Dicevo nel senso che magari ti viene una crisi esistenziale. Che obiettivo hai nella vita oggi?
 
“Io sono me stesso. Mi piace essere me stesso, ed è questa la ragione del mio successo. Questo è il motivo per cui le ragazze mi telefonano tutto il giorno in chat, e gli piace parlare con me. Perché sono vero. Eccomi, mi vedi, mi puoi toccare. Io sono questo: Costantino”.
 

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