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Cinema, le occasioni perdute

Intervista a Giorgio Innocenti

"Se questo territorio usasse meglio le proprie risorse,  offrendo incentivi alle produzioni e sfruttando le potenzialità di Papigno, Terni potrebbe diventare un centro cinematografico di primissimo piano, almeno al pari di Torino, perché qui c’è davvero tutto quello che serve ad una produzione: location meravigliose, istituzioni che collaborano, teatri di posa, professionalità mature, un’ottima film commission e una posizione geografica strategica”.

Della nascita e lo sviluppo del polo cinematografico umbro, Giorgio Innocenti è un testimone d’eccezione, oltre che un accanito sostenitore. “Production manager”, ovvero organizzatore generale di produzione, ha al suo attivo titoli come La scorta e Ultrà di Ricky Tognazzi, L’educazione fisica delle fanciulle, Professione vacanze, La leggenda del pianista sull’oceano, Delitti e profumi e Pinocchio.

Ed è stato proprio grazie al kolossal di Roberto Benigni che, cinque anni fa, ha avuto l’opportunità di conoscere la “Hollywood sul Nera”. Da allora ha lavorato a Terni ancora una decina di volte, da L’ultimo del Paradiso (lo storico show televisivo di Benigni) a Le vite dei santi con Sofia Loren e Sabrina Ferrilli, passando per spot, lungometraggi e fiction. L’ultima è La stagione dei delitti 2, le cui riprese hanno impegnato l’intera estate e si sono concluse in città la scorsa settimana.

“Anche in questa produzione hanno lavorato molti ternani:  macchinisti, musicisti, sarte, fonici, pittori, falegnami, scultori, autisti; ragazzi la cui professionalità si è formata ed è cresciuta in questi anni e che oggi lavorano anche a Roma”.
Merito della vivacità del territorio sul fronte cinematografico e televisivo, secondo Innocenti, è in primo luogo di Umbria Film Commission: “Spesso le film commission sono solo sigle vuote. Qui invece il lavoro di Cristina Giubbetti e del suo staff è determinante: aiutano a scegliere le location e organizzare le riprese, si occupano di ottenere i permessi per girare e di attivare convenzioni con alberghi del territorio”.
“Per La stagione dei delitti - continua - in otto settimane avremo utilizzato almeno quaranta-cinquanta location, spostandoci in continuazione, anche due-tre volte al giorno, e abbiamo avuto a disposizione sempre tutto ciò di cui necessitavamo”.
“Certo - aggiunge - se la film commission fosse aiutata di più sotto un profilo economico, potrebbe invogliare più produzioni a tornare qui”.
Insomma il problema, secondo il veterano del cinema umbro, è la mancanza di incentivi. Per il resto, sembra davvero non mancare niente, a Terni, per diventare una seconda Cinecittà.
“Qui c’è davvero tutto: architettura moderna e monumenti antichi e basta fare pochi chilometri per avere splendidi scenari naturali: la Valnerina è un posto meraviglioso, abbiamo addirittura fatto a Polino una scena che doveva essere ambientata nel Sestriere. E c’è persino il mare, perché il Chico Mendez si presta ad essere utilizzato per questo tipo di scene”.
La vicinanza a Roma è poi un’altra carta vincente per la città dell’acciaio. “Se una sera la troupe vuole tornare a casa può farlo tranquillamente, e anche per qualsiasi problema tecnico che può presentarsi la soluzione è vicina”.
D’altra parte Roma, ormai, “è satura, ci giri un film solo se è interamente ambientato lì. Terni invece è una città piccola, quindi anche più snella e facilmente gestibile”.
Il vero problema sono la diaria e gli alberghi, che fanno lievitare il costo delle produzioni. Un problema che potrebbe essere risolto con  incentivi da parte delle istituzioni.
D’altra parte una produzione che arriva sul territorio rappresenta un investimento forte per la città. “Oltre alle persone che lavorano nella troupe devi considerare le comparse, gli alberghi, i ristoranti. Insomma, si crea un movimento”.
Un discorso a parte, meritano invece i teatri di posa di Papigno. Innocenti ne parla con amarezza, e una punta di nostalgia.
“C’è rimasto un pezzo del mio cuore, lassù. Praticamente li abbiamo fatti noi, con Mario Cotone”. E’ infatti proprio per poterci girare Pinocchio che l’ex stabilimento chimico fu trasformato in un complesso cinematografico di statura europea, che - pure - dopo il passaggio da Cotone a Cinecittà - continua a rappresentare ancora oggi un’occasione in gran parte perduta.
“Li ho visitati, qualche tempo fa, e devo ammettere che mi hanno fatto un pessimo effetto. Ho visto un posto deteriorato. Ai tempi  di Pinocchio e Le vite dei santi noi li tenevamo come un gioiello, oggi li ho trovati in uno stato quasi di abbandono: la mensa chiusa, i teatri trascurati, la falegnameria che non esiste più la sartoria buttata al vento. E’ veramente molto triste. Ci sono grandi potenzialità inutilizzate: due teatri di posa da 2400 metri quadri e uno con il blue screen e la piscina. Ma oggi vengono utilizzati solo per girare qualche interno. Certo, grazie a Ufc e Cinecittà funzionano, ma non rappresentano certo un complesso competitivo a livello europeo”.

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