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30 ANNI DI FANTOZZI - INTERVISTA A PAOLO VILLAGGIO

di Arnaldo Casali

 
E’ la più grande maschera della commedia dell’arte dai tempi di Arlecchino, l’unica che la cultura  italiana contemporanea ha saputo partorire. Ma è anche più di questo: il ragionier Ugo Fantozzi -  del quale l'edizione 2005 del festival "Cinema &/è lavoro ha celebrato i trent’anni cinematografici - è anche la figura che più di ogni altra ha saputo incarnare l’italiano medio, il personaggio in cui quattro generazioni si sono riconosciute con dolorosa ilarità.

Nato dalla fantasia di Paolo Villaggio, che si ispirava a persone realmente conosciute durante gli anni all’Italsider, Fantozzi debutta in televisione nel 1968 e diventa un personaggio letterario nel 1971, quando Villaggio raccoglie in un volume i racconti pubblicati su L’Espresso. Al successo travolgente non può che seguire l’immancabile film, prodotto da Rizzoli: siamo nel 1975, dietro la macchina da presa c’è Luciano Salce e nel cast figurano Liù Bosisio, Plinio Fernando (in quelli dell’orribile figlia Mariangela) e Anna Mazzamauro.
Nell’universalità del personaggio sta la chiave del suo straordinario successo: Fantozzi è il prototipo dell’impiegato, e allo stesso tempo è un archetipo letterario che affonda le sue radici nella tradizione plautina; è il mediocre per eccellenza, che permette all’uomo comune di riconoscersi nelle situazioni che vive, ma allo stesso tempo di avere la consolazione di sentirsi migliore di lui. Ma, allo stesso tempo, è una metafora umana, che si presenta letteralmente come il Povero cristo (celebre la crocifissione in sala mensa, ma anche i tanti rimandi al Vangelo).
Fantozzi, insomma, è simbolo dell’umanità stessa: sembra questo il messaggio di Superfantozzi che ne ripropone la figura attraverso i secoli.
 
Eppure la saga di Fantozzi è anche la semplice storia di un uomo, raccontata dai quarant’anni fino alla morte. A differenza di James Bond, infatti, Fantozzi invecchia: col passare degli anni lo abbiamo visto diventare nonno e andare in pensione. Poi,  nel 1993,  anche per lui arriva alla morte, anche se - come Conan Doyle fece con Sherlock Holmes, Villaggio ha trovato il modo di farlo tornare in vita per altri due film.

La serie si è (definitivamente?) conclusa nel 2000, con il più malinconico dei film, il primo senza l’immancabile compagno di avventure Filini. Perché Gigi Reder che lo impersonava, nel frattempo, era morto davvero.
Eppure, ancora oggi, quei film fanno record di ascolti ad ogni messa in onda in Tv. E chissà che prima o poi, il ragioniere più famoso d’Italia, non torni ancora  sul grande schermo.

L'INTERVISTA

La televisione, il cinema, le mode, i telefonini, il referendum, la pubblicità, i festival, l’Italia, il Papa, Dio, le religioni, le veline, la morte, i jeans strappati. E’ un Paolo Villaggio debordante, con discorsi a 360 gradi, quello che incontriamo nella hall dell'hotel Michalengelo. Parla di tutto: della sua visione del mondo (“quello che non sono riusciti fare i grandi dittatori, lo hanno fatto i media: farci vestire tutti allo stesso modo, farci mangiare tutti le stesse cose”), di Berlusconi (“è un uomo che ha una cultura media. Per questo è riuscito sempre a capire i gusti della gente”), di Dio ("Non vorrei vivere oggi ma nel 2600, quando tutte le malattie saranno abolite e avremo un'idea precisa di Dio"), dei festival ("Venezia è stato superato da Cannes perché oggi alla Mostra presentano solo film noiosi. Quando mi hanno dato il Leone d'oro alla carriera hanno gridato allo scandalo) del linguaggio ("Lo stiamo abolendo. Oggi le uniche invenzioni linguistiche sono quelle degli sms"), della salute ("I bambini sono trattati come maiali all'ingresso, e la televisione forcgia programmi che vendono veleno), di politica ("Questo non è un paese libero.  Le idee vengono imposte con i media"), del grande schermo: “Non vado al cinema dal 1951. I film me li guardo a casa, o meglio ancora in barca. Sono capace di vedermene anche tre a sera, anche se spesso mi addormento. Il miei preferiti sono "Brian di Nazareth" e "I sette samurai”.

Paradossalmente, quello che sembra interessargli di meno è proprio Fantozzi, la figura che gli ha dato la popolarità e lo ha accompagnato per quasi tutta la sua carriera di attore: dai tempi di Brancalone alle crociate al sodalizio con Federico Fellini, dagli sketch dell’Altra domenica al Leone d’oro alla carriera. Ma Villaggio non gli sembra troppo affezionato: ne parla poco, e lo usa quasi esclusivamente come spunto per parlare di attualità: chi sono i Fantozzi di oggi, cosa regalerebbe a Fantozzi per i trent’anni. Ma i film, il personaggio, sembrano appartenere ormai definitivamente al passato.

 “In realtà Fantozzi, originariamente, non avrei dovuto nemmeno interpretarlo io. Nel 1975 la Cineriz, visto il grande successo che aveva avuto il libro, mi convinse a portarlo sullo schermo. Come attore pensai subito a Ugo Tognazzi, che però era già famosissimo e costava troppo. Allora pensammo a Renato Pozzetto. Poi Rizzoli mi disse: “ma perché non lo fai tu?”. Ma non ci saremmo mai aspettati un successo simile. Incassò 7 miliardi, che sarebbero almeno 70 degli attuali”.

E così seguirono altri nove film...

“Sì, e nell’immaginario della gente è rimasta la mia faccia. Così si è persa la parte che, a mio parere, aveva più valore del personaggio, che era quella letteraria”.

Nel corso della saga lei ha raccontato la vita del suo personaggio dai quarant’anni alla morte. Non ha mai pensato di girare un film in cui raccontare le origini di Fantozzi, la giovinezza? Lasciandolo interpretare, ovviamente, da un altro attore e riservandosi il ruolo del padre.

“Io sono nato come scrittore di libri e poi come comico televisivo. Visto il successo mi hanno chiesto di fare un film, e io pensavo a chi potesse interpretarlo. Io pensavo a Ugo Tognazzi, che però era imprendibile, costava davvero troppo. Poi avevo pensato a Pozzetto, ma era troppo milanese. Poi Rizzoli mi ha detto: perché non lo fa lei? Ma nessuno si sarebbe aspettato quel successo, e alla fine è stato troppo grande il successo di Fantozzi come personaggio cinematografico ha oscurato quello letterario. No, non credo che avrebbe senso, oggi, fare una sorta di Figlio di Fantozzi. Dopo dieci film oggi la serie è definitivamente chiusa. Invece abbiamo fatto, anni fa, Superfantozzi, in cui raccontavamo i Fantozzi di tutta la storia dell’umanità, in cui c'erano dei momenti molto divertenti”.
 
Che regalo farebbe a Fantozzi per il suo compleanno?

"Un milione di euro forse potrebbero bastare. Così potrebbe cambiare la macchinina e farsi vedere al Billionere. Certo, io gli sconsiglierei di andare a Ibiza nelle grandi discoteche, perché non ce la farebeb proprio fisicamente".

E oggi, Fantozzi, come sarebbe?
“Il mondo è cambiato molto. Le classi sociali non si distinguono più. Fantozzi sarebbe sicuramente più povero e infelice, ma si travestirebbe da persona riuscita: si metterebbe il piercing, indosserebbe jeans strappati e sognerebbe di sposare una velina. Fantozzi era un disadattato, i Fantozzi di oggi, invece, sono omologati. La felicità non è essere felici, ma sembrarlo”.
 
Da un classico all’altro: è vero che ha dovuto rifiutare il Pinocchio di Benigni perché impegnato sul set di Carbinieri?
“No, i motivi per cui ho rinunciato sono altri. Non avrei mai rinunciato a Pinocchio per la televisione”
 
Quale è il film a cui è più affezionato, come spettatore?
 
"Amarcord di Fellini. In particolare il passaggio del Rex, pietra miliare della cinematografia mondiale. Io, a quel passaggio, avevo assistito veramente. Era il 1938 ed io ero con mio fratello, io ero un ragazzino. Ricordo quella ontagna nera di 500 metri... il film di Fellini mi ha restituito quel ricordo"
 
Fellini, poi, con lei ha girato il suo ultimo film, e alcuni spot televisivi. Ma c'era anche un progetto, mai realizzato: Mastrona...

"Quella è una storia curiosa. Il ritorno di Mastrona era un vecchio progetto di Fellini, che avrebbe dovuto interpretare Mastroianni. Ma un giorno il mago Roll gli disse: se lo fai muori. Lui non credeva nella magia però la temeva. In realtà non lo fece mai, ma nel 1993 decise di trasformarlo in un fumetto. Abbiamo fatto una seduta fotografica perché voleva usare il mio volto per il protagonista. Il fumetto fu disegnato da Milo Manara e uscì. Pochi mesi prima di morire mi disse: "Paolino, abbiamo dribblato questa maledizione. E pochi mesi dopo Fellini è morto".

C'è una leggenda che lei e Berlusconi lavoravate insieme nelle navi da crociera.
 
"E' vero, e siamo rimasti in contatto, tanto che poi lui mi ha chiamato per il primo spettacolo che ha fatto a Canale 5, Risatissima. E' una persona molto simpatica, e ha un grande vantaggio: ha una cultura medio-bassa, quindi si riconosce molto nei gusti del pubblico. Lui così ha fatto il successo, in televisione non cercava la qualità, ma i gusti del pubblico. E li azzeccava, perché il livello della domanda è medio-basso. Un tempo mi colpiva vedere come gli americani fossero tutti omologati: il presidente parla come una dattilografa. Pensano di essere un paese libero, ma la verità è che è una democrazia imposta con la televisiione. Dimmi tu quale rivoluzione è riuscita ad imporre a tutti il jeans strappato. Nemmeno Mao c'è riuscito. Eppure è così, ed è subdolo perché la televisione ti fa credere che sei tu che scegli, invece è una scelta imposta. La Coca Cola io l'ho vista la prima volta su un carroarmato americano, alla fine della guerra: l'ho assaggiata e ho pensato: che schifezza. Dieci anni dopo era l'unica bibita possibile".
 
Quale è il film a cui è legato di più?
 
"Il più divertente era il secondo, ma il primo da zero arrivare a fatturare 6 miliardi. Un'esperienza devastante!"
 
Un attore giovane con cui le piacerebbe lavorare?
 
"A me adesso non interessa lavorare. Ma mi piace molto Lo Verso, Margherita Buy, Luciana Littizzetto, Monica Bellucci e trovo molto bella anche Manuela Arcuri, con cui ho fatto Carabinieri".
 
 
 
DIECI FILM PER TRE DECENNI
 
Il primo film della saga di Fantozzi esce nel 1975, diretto da Luciano Salce. Nel 1976 esce Il secondo tragico Fantozzi e nel 1980 Fantozzi contro tutti con la coregia di Villaggio e Parenti, che dirigerà poi tutti i film successivi. Nel 1983 è il turno di Fantozzi subisce ancora, nel 1985 esce Superfantozzi e nel 1989  Fantozzi va in pensione. Le avventure proseguono anche negli anni ‘90, con Fantozzi alla riscossa (1991), Fantozzi in paradiso (1993), Fantozzi - il ritorno (1998) e Fantozzi 2000 (1999).

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