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IL VANGELO SECONDO PRECARIO

Intervista a Stefano Obino

di Arnaldo Casali


Marta è alle prese con un’indagine Istat sul precariato giovanile; a Dora, stagista alla Zenzero Tv da due anni, viene nuovamente rubata un’idea;  Mario, avvocato in attesa di diventare socio dello studio, scopre quanto costi far parte di “Quelli che comandano”, mentre Sandro Precario, un pugile morto per sbaglio,  viene incaricato da San Pietro di archiviare le preghiere di tutti loro. Sono queste le storie raccontate, tra ironia e denuncia sociale, dal Vangelo secondo Precario - storie di ordinaria flessibilità, il primo film  italiano interamente prodotto con una formula di “azionariato popolare”, che il festival Cinema è/& lavoro ha contribuito a produrre, presentando lo nell'edizione 2006 il progetto e ‘adottandolo’ con un contributo finanziario. Un anno dopo Il Vangelo secondo Precario è tornato al Festival con una proiezione al Fedora alla presenza del regista Stefano Obino.

Come nasce l’idea del Vangelo secondo Precario?

“L’intenzione era innanzitutto quella di parlare del precariato, a vari livelli. E’ un tema che si trova difficilmente nel panorama cinematografico italiano. Vorremmo anche creare una coscienza e una coesione tra chi vive questa condizione. I precari sono tanti, ma non sono uniti”.

Perché fare un film prodotto “dal basso”?

“Eravamo un gruppo di persone che collaborano tutte con una società di comunicazione. Ci siamo resi conto che avevamo tutti i mezzi tecnici a disposizione per una produzione cinematografica a basso budget. Quello che ci mancava, appunto, era il budget. Poi abbiamo conosciuto il sito web “Produzionidalbasso” che realizza magliette, libri e altri prodotti tramite sottoscrizione popolare.
Abbiamo pensato che si potesse applicare questa strategia anche ad un film”.

Una produzione aperta al contributo di tutti?

“Sì, volevamo una collaborazione ampia. Il cast proviene in gran parte dall’accademia “Paolo Grassi”, con quale avevamo già realizzato un lungometraggio. Ma la sceneggiatura è stata scritta in base alle storie arrivate sul nostro sito www.ilvangelosecondoprecario.org, e la colonna sonora sarà composta da musiche di gruppi e singoli che ce l’hanno inviata”.

E i produttori sono gli spettatori?

“Avevamo bisogno di 40000 euro per realizzare il film. Abbiamo lanciato l’idea della sottoscrizione personale di 10 euro a persona. Chi lo ha fattto ha avuto diritto ad una copia omaggio del dvd e alla citazione nei titoli di coda”.

Quante sottoscrizioni avete ricevuto?

“Più di 500. Nel frattempo, però, abbiamo avuto contributi forti da parte dell’Arci di Milano e Padova, della Camera del lavoro di Milano, della Cgil precari nazionale, e di “Cinema &/è lavoro”.

Quando siete arrivati la prima volta a Cinema è/& lavoro vi mancavano 1500 euro.

“Ma abbiamo avuto anche il sostegno di Meg2 Finance, una finanziaria etica”.

Come si è svolta la lavorazione?

“L’idea è nata il giorno di Natale, il sito è stato aperto il 18 aprile. Le riprese sono cominciate a giugno 2005 e si sono concluse il 15 agosto, per finire il montaggio nella seconda metà di settembre e uscire in autunno. Ovviamente in canali alternativi: circuiti d’essai, dvd, festival. La prima si è svolta contemporaneamente
in 150 sale di tutta Italia. Oggi, oltre ad essere in vendita sullo stesso sito web (e in alcuni punti-vendita), il film sta girando il paese. Per una proiezione pubblica chiediamo un centinaio di euro, mentre il dvd  costa circa 12 euro. Oggi contiamo 400 proiezioni pubbliche e 7000 dvd venduti, che ora approderanno anche in libreria e a Blockbuster”.
Insomma l’esperienza, alla fine, ha superato di gran lunga le aspettative riscuotendo un successo anche commerciale.

“Sicuramente siamo riusciti a farlo vedere ad un pubblico molto più vasto di quello che  di solito vede i film italiani che non hanno grandi nomi in cartellone".

D’altra parte Il Vangelo secondo Precario non è un esperimento fatto per pura passione, ma un modo nuovo di concepire l’industria cinematografica.

“Sin dall’inizio era nostro preciso intento quello di pagare tutte le persone che avrebbero collaborato al film e alla fine ci siamo riusciti”.

Ma può essere davvero, questo, un modo nuovo per fare cinema?

“Sicuramente è servito a creare attenzione sul tema del precariato più che ad inaugurare un nuovo modo di fare cinema. Credo che per questo tipo di produzioni il mercato non sia ancora maturo, anche se so che ci sono altri esperimenti di questo genere in corso”.

Avete altri progetti in cantiere?

“Sì ci sarà un vero e proprio seguito del Vangelo secondo Precario, che raccoglierà le storie che abbiamo raccolto  in questi mesi  girando l’Italia per presentare il film. Questa volta, però, il film sarà prodotto con una formula più convenzionale. Anche se in cantiere, un’altro progetto ad “azionariato popolare”, ce l'abbiamo su un altro tema particolarmente scottante: quello dell’immigrazione”.
 
 

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