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TANOVIC SULLE ORME DI KIESLOWSKI

Intervista al premio Oscar per "No Man's Land"

di Arnaldo Casali
 
 
E’ andato a Danis Tanovic e Marco Bellocchio il premio alla carriera dell’edizione 2006 di Cinema è/& lavoro.

Dopo Ken Loach e Bertrand Tavernier, quindi, a ricevere il prestigioso riconoscimento dalle mani di Roberta Torre (la regista di Tano da morire) e di Egidio Eronico (del quale sta per uscire My father) sono stati l’autore di Pugni in tasca, in partenza per Cannes dove presenterà Il regista di matrimoni e il giovane regista bosniaco, che dopo aver vinto l’Oscar con il suo primo film - l’intenso ed ironico No Man’s land, ambientato durante la guerra nei Balcani - e aver partecipato al progetto collettivo 11 settembre 2001, ha presentato a Terni il suo nuovo film,  L’Inferno, tratto da una sceneggiatura scritta poco prima di morire da Krzystof Kieslowski, che dopo il Decalogo e Blu, Bianco e Rosso avrebbe voluto realizzare una  nuova trilogia che comprende anche Paradiso e Purgatorio.
Non sono in molti i registi che come te, hanno raggiunto subito i vertici del successo internazionale al primo film...
 
"Orson Welles a 22 anni ha diretto Quarto potere, e poi ha avuto un'esistenza sia cinematografica che personale molto travagliata e controversa, con un sacco di film iniziati e non finiti. E' andata meglio a Steven Soderbergh che ha vinto il festival di Cannes con la sua opera prima, Sesso, bugie e videotape, e anche lui ci ha messo dieci anni prima di riuscire a fare i film bene. Forse è la maledizione dei ragazzi prodigio"

No Man's land pur essendo un film drammatico, sulla tragedia della guerra, è denso di humor nero, e si ride molto...
 
"Questo senso dell'umorismo, sparso anche nelle vicende drammatiche, è una componente culturale dlela comunità bosniaca, di cui faccio parte, e che è stato molto utile in tempo di guerra per sopportare le tremende privazioni c he abbiamo dovuto vivere. Non avevamo case, non avevamo niente da mangiare, non avevamo nulla, ma continuavamo a fare scherzi".
 
Come è nata l’idea di riprendere questo progetto incompiuto del grande regista polacco?

“Beh, sai, non avevo lavoro. Scherzi a parte, conoscevo la sceneggiatura da molto tempo. L’ho letta cinque-sei anni fa, ma i diritti appartenevano alla Miramax, e io non volevo lavorare con una casa di produzione americana. Così, ho aspettato che scadessero i diritti e poi ho deciso di fare il film”.

L’Inferno è il primo capitolo di una trilogia che Krzystof Kieslowski ha scritto poco prima di morire.

“Sì, il primo film è stato prodotto, appunto, dalla Miramax, ed era il Paradiso; è uscito nel 2002 ed è stato girato proprio in Italia”.

Hai intenzione di proseguire la trilogia o farai solo questo film?

“No, mi fermo qui. Ho fatto solo l’Inferno. E farò solo questo. Il Purgatorio dovrà farlo un altro regista”.

Perché hai scelto proprio L’Inferno, tra i tre?

“E’ come se mi chiedessi perché amo mia moglie. Perché? Perché mi piaceva. Ho letto la sceneggiatura e a un certo punto ho pensato che potesse essere un buon progetto”.

E’ piuttosto anomalo che un regista utilizzi una sceneggiatura già pronta e scritta anni prima da un altro regista. Di solito la stesura di un copione rientra nella lavorazione stessa di un film. Che approccio hai avuto con questo tipo di lavoro?

“Ho dovuto comunque riaggiustare il copione. Quando hai una sceneggiatura, qualunque essa sia, devi lavorarci sopra”.

Sei intervenuto molto sul testo originario o ti sei mantenuto fedele allo spirito originale?

“Ma sai, in realtà si tratta di un progetto incompleto. La struttura è rimasta la stessa, ma abbiamo fatto dei cambiamenti”.

Molti cambiamenti?

“Non moltissimi, ma devi tenere conto del fatto che si tratta di un copione scritto dieci anni fa e mai finito. Quindi un po’ lo abbiamo aggiustato. Ma la gran parte del film c’era già, nel copione di Kieslowski e Krzysztof  Piesiewicz”.

Ti sei limitato ad usare la sua sceneggiatura o ti sei ispirato a Kieslowski anche come regista?

“Ho scelto la sceneggiatura perché mi piaceva, non perché era stata scritta da lui. Quando l’ho scelta e l’ho trasformata in un film, poi, ho provato anche ad ispirarmi, in alcune immagini, alle atmosfere di Kieslowski. Ma io non sono Kieslowski, e non posso fare il suo cinema. Io faccio il mio cinema, faccio il mio film. Anche se spero che Kieslowski non si stia rivoltando nella tomba!”.

Ad aspettare Danis a Terni, oltre al premio, c’era anche una gradita sorpresa: l’antico amico Igor Borozan, che Tanovic non vedeva da diciotto anni e che ha subito riconosciuto. La cerimonia si è così trasformata in una vera e propria festa, con l’esuberante regista bosniaco che ha intrattenuto un piccolo gruppo di amici fino a notte fonda, cantando canzoni di Toto Cutugno, parodiando scene del Padrino ("Se scrivi questo - mi ripete  durante la cena - ti farò una proposta che non potrai rifiutare")e raccontando divertenti episodi della sua carriera, come quando per andare alla cerimonia dei Golden Globe rifiutò la limusine e si presentò con una vecchia Toyota, sul cui cofano attaccò con del nastro adesivo il prestigioso premio.
“Ci frequentavamo molto quando avevamo vent’anni - spiega Igor - io insegnavo già belle arti, lui voleva fare il regista. Quando andò a fare l’esame alla scuola di cinema mi disse: se mi bocciano mi iscrivo alla tua accademia”.  Non lo bocciarono, e Danis si trasferì in Belgio, mentre Igor arrivò a Terni, dove ha fondato l’International Art School.
“Non mi ha stupito, quattro anni fa, vederlo vincere l’Oscar - commenta Igor - ho sempre saputo che era una persona speciale”. E Danis, con tono ironico, aggiunge: “Dice molto bene, ascoltatelo!”.
 
DANIS TANOVIC
 
 
Con all’attivo appena tre film e mezzo (per usare la formula felliniana) Danis Tanovic ha già vinto un Oscar e un premio al festival di Cannes. Nato nel 1967 a Sarajevo, Tanovic durante la guerra dei Balcani ha combattuto nell’esercito bosniaco e realizzato molti documentari sulle atrocità del conflitto. Dopo il debutto nel 1999 con Budenje, nel 2001 ha realizzato l’intenso No Man’s land, con cui ha vinto l’Oscar per il miglior film straniero. L’anno dopo ha preso parte al film collettivo 11 settembre 2001.
Il progetto di Inferno fa seguito a quello iniziato nel 2002 dal tedesco Tom Tykwer, che aveva girato Paradiso.

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