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"Provenzano, la mia nuova sfida"

Intervista a Michele Placido

 
di Arnaldo Casali

Forse è il più grande attore italiano in attività. Sicuramente è il “Personaggio dell’anno” per i critici italiani, che gli hanno assegnato un premo speciale all’edizione 2007 dei Nastri d'Argento in programma il 23 giugno. Raffinato attore teatrale innamorato di Pirandello e Jacopone da Todi, interprete in grado di regalare il suo volto e la sua personalità a Giovanni Falcone, Enzo Tortora, Padre Pio, Bernardo Provenzano, Aldo Moro, ma anche Giuseppe Soffiantini e Renato Buzzonetti, il medico personale di Giovanni Paolo II; regista tra i pochi in Italia a non essere malato di autorialità ma sempre in cerca di storie “vere” in grado di travalicare epoche e generi. Sanguigno e verace come la terra pugliese da cui viene, in quasi quarant’anni di carriera, Michele Placido ha intrecciato carriere parallele che lo hanno portato ad essere uno dei più versatili e prolifici artisti del cinema, il teatro e la televisione: dopo essersi affermato con interpretazioni drammatiche come La Piovra e Mery per sempre, negli ultimi anni ha saputo dare il meglio di sé comecaratterista, mostrando di essere uno straordinario comico in film come Il caimano, Commediasexi e Le rose del deserto.
 
Narratore tra i più abili quando si trova dietro la macchina da presa, come attore è infaticabile e inarrestabile: dopo aver interpretato praticamente tutti i più importanti film usciti lo scorso anno in Italia, ora sta scrivendo la sua nuova opera da regista mentre si appresta a recitare per Carlo Vanzina e a vestire i panni di Aldo Moro in una fiction televisiva. Un’altra fiction - che vedremo nei prossimi mesi su Canale 5 - lo vedrà invece nei panni di Bernardo Provenzano.
 
 “L’abbiamo già finita di girare - spiega - ma abbiamo scelto di aspettare a trasmetterla per non accavallarci con quella della Rai”. Placido si dice molto soddisfatto del lavoro fatto con Marco Risi, con cui aveva già girato Mery per sempre.
 
“Ne è uscita una figura straordinariamente drammatica e molto eloquente di quello che è stata la mafia. Attraverso i pizzini abbiamo ricostruito un personaggio davvero inquietante nella sua docilità”. “E’ forse è il personaggio fra i più difficili  - e quindi affascinanti - che mi è capitato di affrontare come attore, e sono molto curioso di sapere come reagirà il pubblico. Ho affrontato tanti ritratti, ma penso che questo sia stato il più emblematico per capire quello che è stata la mafia negli ultimi vent’anni”.

Interpretare un mafioso aiuta  a capire la mafia?

“Certo, è indispensabile per comprendere certi meccanismi. Se riesci a cogliere tutto il fascino e il potere di Provenzano capisci anche le ragioni che sono dietro il successo della mafia”.

Nel corso della sua carriera si è occupato molto spesso di criminalità. Ha
mai avuto problemi?

“Mentre giravamo la prima Piovra la troupe era stata minacciata. La mafia aveva paura che venissero fatti riferimenti ai conti bancari, o che si svelassero certi meccanismi che regolano i suoi interessi. Meccanismi di cui, in realtà, gli sceneggiatori non sono nemmeno a conoscenza”.

Pressioni politiche ne ha mai avute?

“Sì. In Sicilia, durante la lavorazione di Pizza connection siamo stati invitati a lasciare Palermo e andare a girare da qualche altra parte perché - ci hanno detto - stavamo infangando la regione. Abbiamo ricevuto anche telefonate anonime”.

Oggi le cose sono cambiate?

“Credo che adesso i siciliani abbiano una maggiore coscienza  di quanto una certa cultura  diffusa non ha aiutato né Falcone né Borsellino - che erano sicliani - a risolvere i problemi dell’isola. Ma dopo il loro sacrificio qualcosa è cambiato nei giovani. Oggi c’è l’idea di irridere la mafia, la cultura dei padri, e secondo me la Sicilia è migliorata rispetto a qualche anno fa”.

Lei era un simbolo della lotta alla mafia nel cinema quando Falcone lo era nella magistratura. Vi siete mai incontrati?

“No, purtroppo non l’ho mai conosciuto. Ma sicuramente interpretare il suo ruolo, nel film realizzato subito dopo la morte, è stato molto importante. E’ uno di quei film che contribuisce a tracciare un ritratto significativo dell’Italia del dopo guerra”.

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