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"Non mi piace fare l'attore"

Intervista a Massimo Ciavarro


di Arnaldo Casali


“La verità è che fare l’attore non mi è mai piaciuto. Io sono stato il classico giovanotto fermato per strada, e in fondo sono sempre scappato. Non amo esibirmi, preferisco stare dietro le quinte”.

Innamorato dell’Umbria e dei suoi abitanti ("sono gli italiani più seri")  Massimo Ciavarro è tornato a Terni, dove aveva girato Sei forte maestro, in veste di produttore. Con l’ex moglie Eleonora Giorgi ha infatti presentato in anteprima il film Agente matrimoniale di Christian Bisceglia.
 
Come trovò, vent’anni fa, il coraggio di lasciare tutto e fare l’agricoltore?
“E’ una scelta arrivata in un momento cruciale della mia carriera. Dopo “Sapore di mare” ero stato un po’ emarginato. Era un periodo in cui andava molto il cinema di autore, e io ho scontato la mia partecipazione a quel genere di opere. Invece, proprio quando ho scelto di andare a vivere in campagna Giorgio Capitani mi chies di fare “Il bell’Antonio” a teatro, e nello stesso tempo mi fu proposto un ruolo da protagonista in Francia, per un film di Roger Vadim. Io rifiutai.Dici una cosa da matti? Forse sì, forse ro un po’ “viziato” perché è quando avevo quattordici anni che faccio l’attore. Ho iniziato con i fotoromanzi che mi avevano dato da subito una popolarità enorme. Ma a me piacciono altre cose, non mi fa impazzire il mestiere di attore”.  

Una scelta francescana la sua, quasi antitetica con il mondo dello spettacolo.
 
“In realtà il ruolo del produttore non lo è, e mi piace molto, perché è quello che trasforma un’idea in un prodotto. Certo, la casa rimane nei secoli, il film tranne rari casi sparisce, però è anche una cosa magica”. 

In Italia il vero autore del film è considerato il regista.

“Io invece credo che il produttore dovrebbe avere anche più voce in capitolo. Perché, a differenza del regista, deve rispondere anche a una logica commerciale. Perché se non c’è un ritorno economico e commerciale il film rimane fine a sé stesso”.

In America il produttore è un vero e proprio artista. Nella tradizione italiana, invece, è solo quello che tira fuori i soldi.

“Sì, in Italia il produttore tirava fuori i soldi, e spesso si indebitava anche. Ma una volta se portavi a termine il film avevi anche la certezza matematica del ritorno economico dei capitali investiti, anche perché a quei tempi non c’erano altre forme di spettacolo. Oggi è diverso: ma chi investe soldi suoi in un film?”.

Ma perché costa così tanto fare un film?

“Perché tutti i prezzi sono altissimi. Oltre ad una tassazione enorme, ci sono delle  - giuste - regole sindacali che prevedono che in una troupe ci debbano stare 50, 60, anche ottanta persone”.

Anche gli stipendi di chi lavora nel cinema sono molto alti.

“Ed è anche giusto, perché è un lavoro precario. Magari lavori sette-otto settimane e poi stai fermo tutto il resto dell’anno. Poi ci sono i costi di promozione e distribuzione, anch’essi altissimi, mentre al produttore dell’incasso del botteghino gli va un terzo. Per questo l’ultimo a produrre come si faceva una volta è rimasto Aurelio De Laurentis, che è geniale. Nei suoi film di Natale ci saranno pure tante parolacce, ma la gente si diverte. Lui investe in questi film,  paga una marea di tasse e non prende i soldi dallo Stato”.

L’ultimo anno è stato particolarmente vitale per il cinema italiano.

“Sì, ci sono stati tanti film italiani belli. Io penso che è successo quello che è accaduto la Fiat. A un certo punto i dirigenti andavano dal ministro e chiedevano Cassaintegrazione e lui diceva che non c’erano i soldi, così si sono dovuti rimboccare le maniche e farsi venire le idee, e c’è stata la ripresa. Il cinema ha vissuto negli ultimi anni una penuria di fondi spaventosi. Non c’è più stato un film interamente finanziato dallo Stato. Se riuscivi ad ottenere il finanziamento il Ministero ti dava una parte e tu eri costretto a cercarti altri fondi. Così i produttori sono stati costretti a impegnarsi di più e il risultato si è visto”.

Cosa pensa della nuova legge?
 
“Ancora non si è capito esattamente come sarà. So che prevede anche una sezione per la fiction. Comunque dovrebbero esserci delle variazioni che faranno tornare al cinema un bel po’ di fondi tolti da internet e home video, ma bisogna vedere quali saranno i meccanismi di gestione. L’unica cosa che mi auguro è che come sempre il passaggio dalla vecchia alla nuova legge non crei un nuovo blocco”.

La fiction è amica o nemica del cinema?

“Meno male che c’è, altrimenti una marea di ottimi lavoratori sparirebbero; tantissimi tecnici e maestranze dello spettacolo se non ci fosse la fiction tanti avrebbero cambiato lavoro. E poi negli ultimi anni ci sono state fiction davvero belle”.

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