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IL VESCOVO DI TERNI


IL VESCOVO DI TERNI
In scena c’è il vescovo di Terni Rainerio, vestito in abito da cerimonia. Si rivolge al pubblico in sala nel quale sono mescolati, agli spettatori veri, anche quattro attori maschi e quattro attrici donne.
VESCOVO: Cari fratelli e care sorelle. Oggi è un giorno di grande festa per la nostra chiesa: il Signor Papa Onorio III ha infatti deciso di restituire un vescovo alla nostra diocesi, ponendo fine ad una sudditanza a Spoleto durata quasi cinquecento anni. Come sapete, cari figliuoli, era infatti dai tempi di papa Zaccaria e del vescovo Trasmondo che la nostra amata chiesa era senza un suo pastore.
Oggi, qui di fronte alla Catterale, nella casa madre della nostra chiesa, rendiamo grazie al signore nostro Dio per il dono della libertà e della dignità episcopale, che il Capitolo dei Canonici ha chiesto di assumere a me, umile servo di questa chiesa. Ho accettato questa gravosa responsabilità con gioia, per rendere onore alla patria di San Valentino, San Procolo e Sant’Anastasio, anche se non sarà facile assolvere a questo compito: ci aspetta una dura lotta contro le diocesi di Spoleto e di Narni per farci restituire i territori che in questi lunghi secoli ci hanno rubato.
Ma oggi è  un giorno di festa, e per aiutarci a ringraziare il Signore, cari figlioli, ho voluto chiamare a predicare un personaggio molto particolare, noto per le sue stranezze ma conosciuto e apprezzato ormai in tutto il mondo. Molti di voi ricordano ancora la predica che fece sette anni fa di fronte alla chiesa di San Cristoforo, dopo la quale si dice che siano avvenuti addirittura miracoli e fatti prodigiosi, come morti resuscitati e acqua trasformata in vino. Sono senza dubbio invenzioni ed esagerazioni, ma che mi hanno fatto capire quanto questo uomo sia amato e venerato anche nella nostra città.
Cari fratelli e care sorelle: Francesco d’Assisi! 
 
Parte un grande applauso ed entra Francesco, un po’ intimorito da tanto calore. Il vescovo da una pacca sulla spalla a Francesco e si fa da parte. 
 
FRANCESCO: No, no, guardate che c’è deve esserci un equivoco: io non sono venuto a fare una predica, non sono mica un prete, io. Io sono un giullare!  
 
POPOLANO: Ma che dice questo?
FRANCESCO: Sì, sì, un giullare. E lavoro alla corte di un grande signore; un signore molto potente e molto importante. Pensate, che il mio signore è talmente importante che nessuno dice mai il suo nome. Perché non c’è ne è bisogno: basta dire “Signore” e capiscono tutti!
E visto che io sono al servizio di un Signore molto importante, anche io sono un giullare molto importante, quindi mi dovete pagare bene! Io vi prometto che vi farò assistere ad un grande spettacolo, raccontandovi una storia straordinaria che, sono sicuro, nessuno di voi ha mai ascoltato prima. Però voglio una buona ricompensa!
POPOLANO: E quanto vuoi?
FRANCESCO: Tre preghiere, due penitenze e quattro opere di carità... Vabbé visto che siete ternani posso farvi lo sconto sulle penitenze, ma non sulla carità! Allora, affare fatto?
VOCI: Sì!
FRANCESCO: Bene, allora andiamo a incominciare.
(tutto il discorso è fortemente mimato, quasi danzato)
“Tanto è il bene che mi aspetto, che ogni pena m’è diletto!”.
La conoscete questa poesia? E’ una canzone d’amore. Lo sapete cosa racconta?
(voci)
FRANCESCO: Racconta la storia di un innamorato che è lontano dalla sua bella e che dice che può sopportare qualsiasi pena con grande gioia perché pensa al momento di cui si ritroverà tra le braccia di lei! Perché se pensiamo alla nostra donna, e al momento in cui faremo l’amore con lei, non c’è niente che possa toglierci l’allegria e la forza d’animo, nemmeno se siamo in guerra. E vero o no? 
 
UOMO: Io se penso a mia moglie che mi aspetta a casa, me viene voglia di andare in guerra! 
 
FRANCESCO: E chissà che moglie che c’hai tu! Ma dove l’hai trovata, al cimitero? Io, invece, per esempio, c’ho una moglie bellissima! 
 
(la gente mormora)
DONNA: Ma come, è sposato? Ma non è un monaco?
UOMO: Ahò, ma che stai a dì?
FRANCESCO: Ma perché  non lo sapevate che sono sposato? Ve l’ho detto che non sono un prete! Sono sposato sì, e – con tutto il rispetto per le signore presenti – mia moglie è la donna più bella che c’è al mondo. E vi assicuro che è anche quella che fa meglio all’amore! 
UOMO: Esagerato!
FRANCESCO: Te l’assicuro, fratello mio, che lei fa l’amore… da Dio!
UOMO: E lo fa solo con te? (risate)
FRANCESCO: No, a dire la verità no. Sapete, è molto generosa: va con un sacco di gente!
(risate) 
FRANCESCO: Ma davvero, lei non lo fa con cattiveria, eh. Anzi, è che lei ha un amore grandioso, e lo vuole spargere ovunque!
Il problema vero è che lei va con tanti, ma la maggior parte degli uomini che la possiedono non la amano. Anzi, proprio le persone che la possiedono di più la disprezzano!
UOMO: Allora mi sa che tua moglie fa la mignotta!
FRANCESCO: Ma no, non è una mignotta, poverina. Anzi, è la donna più pura che ci sia, anche se tutti le dicono che è una porca e la maledicono. 
UOMO: Chissà  perché! (risate) 
FRANCESCO: Ma lo dicono perché non la capiscono! Eppure io che la conosco bene, vi dico che è  l’unica capace di regalare davvero ad un uomo la felicità! Io da quando l’ho incontrarata, dieci anni fa, sono diventato un altro uomo.
VOCE: E infatti si vede come sei ridotto!
FRANCESCO: E come sono ridotto? 
VOCE: Sei un pazzo!
FRANCESCO: Sono pazzo d’amore, amici miei! Sono innamorato e sono felice! E vi dirò di più, siccome non sono per niente geloso, più persone si innamorano di lei, e più io sono felice!
VOCE: Ma chi è ‘sta troia?
FRANCESCO: Si chiama Madonna Povertà. Ne avete mai sentito parlare?
(mormorio)
FRANCESCO: Io penso che la conoscete, che l’avete incontrata tante volte, ma l’avete sempre schifata. L’avete guardata con paura e diffidenza. Eppure io vi assicuro che come fa l’amore lei non fa l’amore nessuno!
UOMO: Io preferisco fare l’amore con mia moglie!
FRANCESCO: E fai bene! (scende tra il pubblico) Perché fare l’amore con la donna che si ama è la cosa più bella del mondo. E, come dicevamo prima, è così bello che solo il pensiero ci fa sopportare qualsiasi prova, è vero? Si può andare in guerra, fare lunghi viaggi, cadere prigionieri, malati, torturati. Ma il pensiero della moglie che ci aspetta a casa -  non la tua eh, parlo per quelli che hanno scelto bene! – il pensiero della donna amata (si gira verso una donna) ma anche dell’uomo amato, ci fa sopportare qualsiasi cosa. E’ vero?
VOCE: E’ vero sì! 
FRANCESCO: E il regno di Dio è la stessa cosa! E’ talmente bello quello che ci aspetta in Paradiso, che in qusta vita possiamo davvero sopportare qualsiasi difficoltà senza perdere la gioia e la serenità, come un soldato che combatte senza perdersi d’animo, perché pensa all’amore che lo aspetta al suo ritorno. 
VOCE: Chi visse sperando, lo sai come morì?
FRANCESCO: No, no. Aspetta un po’! (salta tra il pubblico e raggiunge la voce che ha parlato) Guarda che io non sto parlando mica di una promessa d’amore. Io sto parlando di un amore che c’è già. Di un amore infinito che si sente, si vive, si tocca!  Cos’è che da forza al cavaliere in battaglia? Solo l’attesa di un amplesso? E al fidanzato casto? L'idea della prima notte di nozze? No, amici miei. Perché poi davvero se quell’amplesso non arriva mai, abbiamo preso una bella fregatura, no?
VOCE: E allora?
FRANCESCO: E allora è l’amore che ci dà forza! Con le promesse senza amore non ci fai niente! Cercare il paradiso senza sentire l’amore di Dio è come cercare l’amore dentro un bordello!
VOCE: Ma che dice questo pazzo?
FRANCESCO: Parlo dell’amore, amico mio. Dì un po’: tu sei innamorato?
VOCE: No
FRANCESCO: E allora tante condoglianze! Perché una vita senza amore non vale la pena di essere vissuta. E tu?
VOCE: Sì
FRANCESCO: E’ di: che cos’è che ti fa stare bene adesso, il pensiero della prossima volta che ti porti a letto la tua donna o l’idea di avere accanto una persona per la quale tu sei tutto il mondo?
VOCE: L’idea di portarmela a letto!
FRANCESCO: E allora peggio per te! Perché fra qualche anno, quando non ti si addrizzerà  più, tu non avrai più una ragione per continuare a vivere! E tu?
VOCE: Avere una persona che mi ama, quello mi fa andare avanti.
FRANCESCO: E con Dio è  la stessa cosa. Il suo amore è grande, più grande di quello di tutte le donne del mondo messe insieme. Capite che voglio dire?
VOCE: No!
FRANCESCO: Voglio dire che se essere amato da una donna è bello, essere amato da Dio è ancora più bello. E che l’amore di Dio lo puoi sentire esattamente come quello di una mamma, di una moglie, di una sorella, di un'amica. Ma l’amore di una persona non ti basta ad essere felice, quello di Dio invece sì, perché è infinitamente più grande! Bisogna solo riuscire a scoprirlo, e poi ci sarà da divertirsi!
VOCE: Da divertirsi? A fare la vostra vita? Ma proprio perché Dio ci ha regalato tante cose belle, perché bisogna rinunciarci con le penitenze e le mortificazioni che voi predicate?
FRANCESCO: Cosa hai detto, mortificazioni? Ma allora non hai capito proprio niente! Tu pensi che Gesù sia venuto al mondo per farci stare male?
VOCE: E allora che cosa sono queste penitenze, i digiuni, la castità? Volete che rinunciamo a tutte le cose più belle della vita e pretendete anche che siamo contenti!
FRANCESCO: "Ma quale rinuncia! Cristo non ci chiede di rinunciare a niente, anzi, ci insegna a prenderci tutta la bellezza della vita, ma proprio tutta! A non accontentarci della mediocrità! Io non ho vestiti e non devo preoccuparmi di come vestire e di come mangiare, io voglio vivere come gigli dei campi che non tessono, non filono e non mietono, eppure neppune Salomone  - in tutto il suo splendore - non riuscì mai ad essere così bello! Io non una casa perché non mi accontento di una casa sola, io voglio avere tutto il mondo! E ce l'ho! E chi ha detto che il digiuno è una rinuncia, chi ha detto che la penitenza è una mortificazione? Il digiuno e la penitenza mi rendono più forte. Sono una gara contro me stesso: Io sfido la mia debolezza, è vediamo chi è più forte! Chi di voi vuole essere servo?
VOCE: Io no!
FRANCESCO: E cosa c'è di peggio che essere servvi di sé stessi? No, io voglio essere il padrone di me stesso! Voglio essere io a decidere, non lasciare che sia la mia debolezza a farlo! Io voglio essere servo solo del Re dell'Universo!
C'è qualche sportivo tra di voi, qualche cavaliere che partecipa a giostre e tornei?
(alcuni alzano la mano)
E' bello? Ti diverti? Sei fiero di te stesso?
VOCI: sì!
FRANCESCO: Però fai una gran fatica quando ti alleni, o no? E' una soddisfazione e un divertimento che vi costa rinuncie e sofferenze, o no? Ma nessuno ti dice che sei pazzo, o che non ti godi la vita. Beh, il digiuno e la penitenza sono la stessa cosa! E' un allenamento dello spirito per essere più forti e belli, non serve mica a farsi del male!
VOCE: E la castità? Che cosa è la castità se non una rinuncia?
FRANCESCO: Che cosa? Te lo dico subito! Io non ho una moglie perché una donna sola non mi basta, io voglio amare l'umanità intera! Voglio amare ogni persona che incontro!
VOCE: Ma è  impossibile! 

FRANCESCO: Non lo so se è impossibile, ma certo è difficile. Io ci sto provando, può darsi anche che non ci riesco! E allora forse un giorno mi sposerò. E se mi sposo voglio fare almeno tre figli e assumere un paio di domestici. Poi, è chiaro, dovrò prendermi cura di tutti loro. E così dovrò rinunciare a fare quello che amo di più fare, e cioè il Giullare del Signore!
La vita ci chiede delle scelte. Se vuoi avere una moglie devi rinunciare alla libertà, e se vuoi essere libero devi accettare la castità! 

VOCE: La castità  è contro la natura. 

FRANCESCO: Ma è solo riuscendo a dominare i sensi che si può riuscire a guardare una donna negli occhi, vedendo in essa una creatura di Dio in tutta la sua meraviglia e bellezza, e non soltanto un oggetto del desiderio e uno strumento di piacere. Questo significa essere cristiani! Godersi la vita! Gustare quanto sia soave il Signore.  

VOCE: Ma che dobbiamo fare per riuscirci? 

FRANCESCO: Semplicemente osservare i comandamenti di Dio! Amiamo dunque Dio e adoriamolo con purezza di cuore e di mente e lodiamolo e preghiamolo giorno e notte dicendo: Padre nostro, che sei nei cieli, poiché bisogna pregare sempre senza stancarsi e poi confessare al sacerdote tutti i nostri peccati e ricevere da lui il corpo e il sangue di Cristo.  Perché ricordatevi che chi non mangia la sua carne e non beve il suo sangue non può entrare nel regno di Dio. Ma lo deve mangiare e bere degnamente, poiché chi indegnamente lo riceve, mangia e beve la sua condanna!  E amiamo il prossimo come noi stessi! 

VOCE: Francesco io non ce la faccio ad amare il prossimo come me stesso. 

FRANCESCO: Se non vuoi o non puoi amarlo come se stesso, almeno cerca di non fargli del male, ma cerca fargli del bene. E fate l'elemosina, date a chiunque vi chiede, e ricordatevi che quando lascerete questo mondo, perderete tute le cose, ma porterete con voi la ricompensa della carità e le elemosine che avete fatto. Dobbiamo amare i nostri nemici, fare del bene a coloro che ci odiano, e non arrabbiarci con un fratello se pecca contro di noi ma con tutta pazienza e umiltà ammonirlo e sostenerlo, e poi dobbiamo frequentare le chiese e riverire i sacerdoti! 

VOCE: I sacerdoti sono ladri e concubini! Parlano bene e razzolano male! 

FRANCESCO: Non me ne frega niente se un prete è un peccatore. Perché  a me interessa il suo ufficio di ministro del corpo e sangue del Signore, che consacra sull'altare! E ti dirò di più! Se mi capitasse di incontrare insieme un santo sceso dal cielo e un sacerdote peccatore, saluterei prima il prete e correrei a baciargli le mani. E al santo direi: "Aspetta San Lorenzo, perché le mani di quest'uomo toccano il verbo di vita e possiedono un potere sovrumano!" 

Ma dobbiamo, soprattutto amici cari, lodare Dio ogni momento, perché patí  tanto per noi e ci gratificò di tanti doni e continuerà  a gratificarcene per il futuro, che ogni creatura che è in cielo e in terra e nel mare e nella profondità degli abissi renda a Dio lode, gloria e onore e benedizione, perché solo lui  è la nostra virtú e la nostra forza e solo lui  è buono. 

Fratelli, non accumulatevi tesori sulla terra dove tignola e ruggine consumano, e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, ci sarà anche il tuo cuore. Quelli che servono con il proprio corpo  il mondo e gli istinti della carne sono ciechi, poiché non vedono il vero lume. Vedete, o ciechi, ingannati dai vostri nemici, cioè dalla carne, dal mondo, e dal diavolo, che al corpo è cosa dolce fare il peccato ed è cosa amara servire Dio.  Credete di possedere a lungo le vanità di questo secolo, ma vi ingannate, poiché verrà il giorno e l'ora che non pensate, non sapete ed ignorate. 

(pausa. Riprende con tono sempre più teatrale)
Arriva la malattia, si avvicina la morte, vengono i parenti e gli amici e dicono: Disponi delle tue cose. E la moglie e i figli e i parenti e gli amici fingono di piangere.  Ed egli sollevando lo sguardo e vedendoli piangere, dice tra sé: «Ecco, la mia anima e il mio corpo e tutte le mie cose pongo nelle vostre mani».  E subito fanno venire il sacerdote, e il sacerdote gli dice: Vuoi ricevere la penitenza dei tuoi peccati? Ed egli risponde: Sí. Vuoi dare soddisfazione, con i tuoi mezzi, cosí come puoi,  per le tue colpe e per quelle cose che hai defraudato e nelle quali hai ingannato gli uomini? Risponde: No. E il sacerdote: perché no? Perché ho tutto disposto nelle mani dei miei parenti e dei miei amici.  E incomincia a perdere la parola, e cosí quel misero muore di un'amara morte. Ma sappiano tutti che qualsiasi uomo, ovunque muoia in peccato mortale senza dare soddisfazione, e può soddisfare e non soddisfa, il diavolo rapisce la sua anima dal suo corpo con una angoscia e con una sofferenza cosí grandi che nessuno può sapere se non colui che lo prova.  E tutti i talenti, l'autorità e la scienza e la sapienza che egli stesso credeva avere, gli sono tolte. E i parenti, gli amici gli prendono il patrimonio e se lo dividono e poi dicono: Maledetta sia la sua anima, poiché poteva darci e acquistare piú di quanto non acquistò. 
I vermi poi mangiano il corpo. E cosí perde l'anima e il corpo in questa breve vita e va nell'inferno, ove sarà eternamente bruciato.
(silenzio)
FRANCESCO: Beh, che sono quelle facce. Tanto voi non vi fate mica fregare dal Diavolo, vero?
(parte un lungo e fragroroso applauso e rientra in scena il Vescovo)
VESCOVO: Fratelli, da quando cominciò a piantare e edificare la sua chiesa, il Signore non ha mai cessato d'inviare uomini santi, i quali con la parola e l'esempio l'hanno sostenuta. Oggi noi dobbiamo ringraziarlo in modo particolare, perché per mezzo di qusto uomo poverello, ci ha fatto capire davvero molte cose!
Lo avete visto: è un sempliciotto e un ignorante. Non ha studiato le Sacre Scritture, non cita i Padri della Chiesa, non conosce nemmeno l'arte retorica del predicare. L'avete sentito: parla come se stesse facendo un comizio politico. Eppure io vi dico che non ho mai visto un uomo così innamorato di Cristo, e allora vi dico, cari figlioli, che siamo tutti tenuti ad amare e onorare il Signore, e a guardarci dai peccati: poiché non ha fatto a tutte le nazioni un dono simile a quello ha fatto a noi oggi!
(applausi)
Francesco si inginocchia davanti al Vescovo e gli bacia le mani.
FRANCESCO: Devo dirti la verita, signor Vescovo, che fino ad oggi nessuno mi aveva fatto a questo mondo un onore grande come quello che mi hai fatto tu oggi.
VESCOVO: Perché?
FRANCESCO: Perché quando vado in giro a predicare, tutti mi dicono che sono un santo, attribuendo gloria e santità alla creatura e non al Creatore. E aivoglia a spiegare che non è così! Che se Dio avesse dato al peggiore delinquente di questo mondo un decimo di quello che ha dato a me  quello sarebbe diventato una persona cento volte migliore di me!
Io non sono nulla, solo un dito che indica la luna, ma quando il dito indica la luna, signor Vescovo, lo scemo guarda il dito. Tu invece finalmente mi hai reso giustizia, perché da uomo sagace hai separato la materia preziosa da quella vile. Hai aiutato questa gente a capire cosa significa essere cristiano. E hai aiutato anche me a...
VESCOVO: A non montarti la testa?
Francesco ride, si abbracciano ed escono di scena 

Durata: circa 25 minuti
LE FONTI
Leggenda Perugina, 103. Il vescovo di Terni
Francesco d'Assisi: Lettera a tutti i fedeli
Francesco Angeloni: Storia di Terni
Sacrum commercium Sancti Francisci cum domina paupertate
I Fioretti di San Francesco, Della prima considerazioen delle Scare Istimate
 
Leggenda dei Tre Compagni, 7
 
Tommaso da Celano, Seconda vita, 201
 
Leggenda Perugina, 42
 
Tommaso da Celano: Prima vita, 16, 72 e 107
 
Tommaso da Spalato, Historia Pontificum Salonitanorum et spalatensium

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