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I GIARDINI DELL'EDEN

Intervista a Kim Rossi Stuart

 
di Maria De Falco Marotta e Antonio De Falco
 
Kim, dagli occhi blu, nelle vesti di Lucignolo, secco e anarcoide amico di Pinocchio, è stato uno dei pochi elementi del film di Benigni apprezzato dai critici:  difatti davvero è uno dei giovani attori più interessanti del panorama italiano. Ha un curriculum lungo quanto un’autostrada, sebbene sia ancora un “ragazzo” (è nato il 31 ottobre ‘69). e il suo talento riesce a spaziare nei vari generi, passando dal contadino ne Il nome della rosa (1986) o al Ragazzo del kimono d’oro (1988), dallo psicopatico di Senza pelle, (1994), al ragazzo insicuro e problematico di  Al di la’ delle nuvole di Antonioni, fino al povero polacco de La ballata del lavavetri di Peter Del Monte. La storia televisiva , da Fantaghirò alla Uno bianca  è conosciutissima. Come pure è noto il suo iter teatrale che annovera personaggi di  Shakespeare (Re Lear, Amleto, Macbeth) ed è chiamato da registi come Ronconi, Calenda, Cobelli….
Ma il personaggio più notevole di cui Rossi Stuart ha indossato le vesti è indubbiamente Gesù, interpretato nel 1998 in I giardini dell’Eden di Alessandro D’Alatri, un film tanto innovativo quanto sfortunato, distribuito in pochissime copie dalla stessa Medusa che per Pinocchio ne ha stampate 950 per 1200 sale!
 
A proposito di Gesù , il trovatore medievale Goffredo di Strasburgo  così cantava nel 1200:  “Il gloriosissimo Cristo si piega come una stoffa con cui ci si veste:  si adatta al gusto di tutti, sia alla sincerità, sia all'inganno. E' sempre come si vuole che sia”. Anche tu hai pensato questo, interpretandolo ne I giardini dell'Eden?

Credo che questa frase sia giustissima. Ognuno ha dentro di sé il suo Gesù e penso faccia parte proprio di Lui essersi proposto come uno per tutti.

Perché hai accettato un ruolo così difficile come quello di Gesù?

“Con questo film ho appagato una esigenza importante della mia vita e, cioè, quella di riscoprire qualcosa che appartiene veramente a tutti. Gesù è una personalità centrale della nostra cultura. Tutto l'occidente si è sviluppato intorno al cattolicesimo, e presentarlo, ogni volta, con un linguaggio adatto ai tempi, significa farne un testimone credibile”.

Pare che tu sia piuttosto critico verso la società, di cui pure tu godi i privilegi.

“La società ha rifiutato e rifiuta il sacro, ha messo da parte ciò che è connesso alla sacralità.  Viviamo in una società basata sulla logica del profitto dove la ric­chezza e il denaro sono diventati l'idolo principale. Gesù aveva anticipato la sua battaglia contro questo. Infatti nei vangeli è scritto “Che giova all'uomo aver guadagnato tanto, se poi perde sé stesso”? Credo che questo sia uno dei cardini del pensiero  di Gesù.

Gesù nel suo percorso formativo ado­lescenziale, ha imparato tutto quello che c'era da imparare, umanamen­te, faticosamente, come fanno i giovani, compreso te?

“Io trovo che il percorso di. Gesù attraverso gli esseni o con gli zeloti, o con i mercanti del tempio, sia stato un percorso strumentale che ha assorbito. Credo che uno che sia stato in grado di elaborare delle strategie così alte e forti come le parabole, sicuramente è uno che ha un grande senso dell'osservazione.
Gesù è stato un formidabile autore, un regista eccellente, il migliore attore di tutti i tempi.
 
Non è un po' presuntuoso dire che tutti conteniamo in un certo modo Gesù? Se così fosse, perché c'è sempre una dualità nel com­portamento umano? Perché accettiamo il messaggio di Gesù e poi agia­mo in tutto altro modo?

“Il percorso cristiano è un percorso molto difficile che la società interpreta come una rinuncia. Ciò è falso. Gesù ha fatto della semplicità e della povertà l'asse portante della sua Parola. Oggi il cristianesimo si trova a fronteggiare una società che ti bombarda con stimoli enormi e lo stesso silenzio può sembrare una rinuncia ad un giovane abituato in casa e fuori ad ascoltare la musica, a sentire sempre rumore, a non stare mai zitto. Noi non siamo più capaci ad avere un rapporto cristiano con il mondo che ci circonda. La responsa­bilità è di tutti.
 
Kim Rossi Stuart a BluCinema

Nomination Migliore Attore - I Giardini dell'Eden, 1998
Nomination Migliore Attore - Le chiavi di casa, 2004
Migliore Attore - Romanzo Criminale, 2005
Migliore Attore - Anche libero va bene, 2006

UN GIOVANE  IN RICERCA
 
di Arnaldo Casali
 
Uscito alla fine del 1998, incompreso dalla critica e dalla Chiesa, praticamente ignorato dal pubblico anche a causa di una sciagurata distribuzione della Medusa, I giardini dell’Eden ha attraversato quasi inosservato la cinematografia italiana. Eppure si è trattato del più innovativo film sulla figura di Gesù dopo L’ultima tentazione di Cristo. Scorsese era stato infatti il primo, nel 1988, a raccontare un Messia in cerca della propria vocazione, sottolineandone la dimensione umana (e attirandosi le ire del Vaticano che lo mise all’indice per alcune scene di sesso con la Maddalena). Ma se il Cristo del regista italoamericano (interpretato da Willem Dafoe, il Goblin di Spider-Man) è un uomo tormentato dal dubbio e dal peccato, a servizio di un’opera visionaria e personalissima, ben diverso è quello di Alessandro D’Alatri (autore, tra l’altro, del bellissimo Casomai con Stefania Rocca e Fabio Volo).

I giardini dell’Eden, rigidamente costruito su documenti storici (in particolare sui manoscritti di Qumran) è un sincero e affettuoso tentativo di ricostruire la giovinezza di Gesù e il suo percorso formativo. Altro aspetto molto  innovativo del film (in cui compare, nel ruolo di un monaco, anche Jovanotti) è poi quello di essere stato scritto da un regista cattolico, D’Alatri, insieme a uno scrittore ebreo, Milo Silvera.                                                                                                               
Uscito alla fine del 1998, incompreso dalla critica e dalla Chiesa, praticamente ignorato dal pubblico anche a causa di una sciagurata distribuzione della Medusa, I giardini dell’Eden ha attraversato quasi inosservato la cinematografia italiana. Eppure si è trattato del più innovativo film sulla figura di Gesù dopo L’ultima tentazione di Cristo. Scorsese era stato infatti il primo, nel 1988, a raccontare un Messia in cerca della propria vocazione, sottolineandone la dimensione umana (e attirandosi le ire del Vaticano che lo mise all’indice per alcune scene di sesso con la Maddalena). Ma se il Cristo del regista italoamericano (interpretato da Willem Dafoe, il Goblin di ) è un uomo tormentato dal dubbio e dal peccato, a servizio di un’opera visionaria e personalissima, ben diverso è quello di Alessandro D’Alatri (autore, tra l’altro, del bellissimo con Stefania Rocca e Fabio Volo). , rigidamente costruito su documenti storici (in particolare sui manoscritti di Qumran) è un sincero e affettuoso tentativo di ricostruire la giovinezza di Gesù e il suo percorso formativo. Altro aspetto molto  innovativo del film (in cui compare, nel ruolo di un monaco, anche Jovanotti) è poi quello di essere stato scritto da un regista cattolico, D’Alatri, insieme a uno scrittore ebreo, Milo Silvera.                                                                                                               
 
 
 
I Giardini dell'Eden a  BluCinema
 
Nomination Miglior Regia - Alessandro D'Alatri
Nomination Migliore Attore - Kim Rossi Stuart
Nomination Migliore Film Italiano 1999
 

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